​Cosa ne pensa del retaggio del 2018?

Cosa ne pensa del retaggio del 2018?

Pur essendo stato un anno generalmente positivo per le azioni statunitensi, il 2018 si è concluso su una nota sfavorevole a causa di segnali macroeconomici controversi, dell’incertezza politica e di un approccio forse più aggressivo da parte della Federal Reserve nella gestione dei tassi d’interesse. Questi aspetti hanno determinato talvolta delle prese di beneficio a breve termine, ma nel complesso si può dire che abbiano alimentato la prudenza degli investitori all’inizio del 2019.

A nostro avviso, un’economia sana e il miglioramento della fiducia di consumatori e aziende dovrebbero sostenere le azioni statunitensi il prossimo anno, pur in presenza di alcuni rischi. I consumatori continuano a spendere, soprattutto in viaggi, intrattenimento e altre esperienze. I loro comportamenti influenzano gran parte del mercato e pertanto l’andamento dei beni di consumo riflette quello dell’economia.

Siamo dell’idea che anche il panorama aziendale si confermerà abbastanza positivo. Abbiamo osservato notevoli miglioramenti della produttività e dell’efficienza, che hanno stimolato a loro volta i margini (si veda grafico 1) e aumentato il cash flow. Il livello generale di ottimismo fra i CEO dovrebbe incentivare nuovi investimenti aziendali e operazioni di fusione e acquisizione. Nel complesso questo sembra essere uno scenario favorevole alle azioni statunitensi, anche se è bene prestare attenzione a svariati rischi di ribasso.

Grafico 1: I margini di profitto netto statunitensi appaiono solidi (%)

Time to go domestic for US equities in 2019? | Janus Henderson Investors
Fonte: Thomson Reuters Datastream/Fathom Consulting; dal 1° gennaio 1988 al 1° gennaio 2019. La linea rossa rappresenta la media trentennale dei margini di profitto netti delle società statunitensi.

Su che settori e temi vi concentrate a livello azionario?

Preferiamo le società con un’impronta che va oltre gli USA, mentre cerchiamo di limitare l’esposizione a realtà che potrebbero subire l’impatto della retorica commerciale e del rallentamento della crescita globale. Continuiamo a concentrarci su società con flussi di cassa costanti e che effettuano investimenti in grado di stimolarne il valore nel tempo.

A livello tematico stiamo cercando di capitalizzare la solidità delle tendenze globali di viaggio e il desiderio di momenti esperienziali. Anche lo spostamento verso una maggiore interconnettività e il cosiddetto "Internet delle cose" potrebbe creare opportunità, in particolare per i produttori di semiconduttori e di apparecchi per semiconduttori.

La rivoluzione digitale è un altro tema importantissimo nei mercati odierni. Possediamo una certa esposizione a quelli che chiamiamo “disruptor”, ovvero società che utilizzano la tecnologia per migliorare e aumentare i margini. Le azioni industriali tradizionali e le azioni collegate ai trasporti dovrebbero continuare a trarne beneficio, in quanto integrano i miglioramenti tecnologici per creare crescita e generare efficienza. Intravediamo un’enorme opportunità nel settore dei pagamenti, sia con le carte di credito che con le forme non “tradizionali”, ossia diverse da contanti e assegni. A nostro avviso la crescita in questo settore è di gran lunga più elevata rispetto al resto dell’economia.

Ciononostante, anche queste forze dirompenti rappresentano un rischio. La sanità e i servizi finanziari sono due macrosettori maturi per accogliere la "disruption", mentre la capacità delle aziende di combattere gli attacchi informatici è una preoccupazione crescente. Ci muoviamo in modo molto prudente quando si tratta di vendite al dettaglio, che rappresentano un settore generalmente difficile per gli investimenti. Ad ogni modo, anche in questo ambito esistono società che hanno trovato un buon equilibrio fra e-commerce e punti vendita tradizionali, migliorando e facilitando l’esperienza di acquisto per i clienti. I buoni retailer non si limitano a lanciare un sito web, ma integrano i negozi fisici esistenti con una piattaforma di e-commerce.

Quali sono i problemi principali per il reddito fisso?

Il cambiamento di rotta nel ciclo di credito non avviene in un momento preciso nel tempo, ma è frutto di un’evoluzione graduale e il 2018 ha confermato la nostra idea secondo cui il ciclo attuale starebbe avanzando. Ci troviamo in un territorio inesplorato in termini di lunghezza di questo particolare ciclo, ma si stanno comunque manifestando le prime tipiche fratture: livelli di indebitamento elevati, inasprimento delle condizioni finanziarie e contrazione della liquidità. Ci preme sottolineare, comunque, che non ci aspettiamo un’imminente accelerazione verso la fine del ciclo. Sebbene il rallentamento della crescita in tutto il mondo ci abbia spinto a prendere una pausa e a monitorare la situazione, l’espansione economica degli USA si conferma costruttiva, seppure a ritmo più contenuto. Considerato il contesto economico e i discreti fondamentali societari, riteniamo che nel 2019 il credito possa verosimilmente godere di un quadro favorevole per i rendimenti. Continuiamo comunque a prestare la massima attenzione ai dati economici statunitensi - soprattutto quelli sull’inflazione - e ai toni della Federal Reserve.

Qual è la strategia migliore da adottare per ottimizzare i rendimenti di un portafoglio bilanciato?

La nostra strategia multi-asset ci assicura la flessibilità necessaria a bilanciare l’esposizione fra azioni e obbligazioni e riflettere così le opportunità e i rischi che intravediamo in ogni ambito. Se pensiamo a ciò di cui hanno bisogno gli investitori per conseguire i propri obiettivi -a prescindere che si tratti di risparmiare per la pensione o per il percorso scolastico dei figli o ancora di sostenere delle spese sanitarie - riteniamo che le azioni si riveleranno in ultima analisi il veicolo più indicato. Ad ogni modo, continueremo a usare la componente a reddito fisso del portafoglio per assumere un atteggiamento più difensivo in caso di aumento dei rischi sui mercati azionari.

Quale sarà il modo migliore per gestire la volatilità nel 2019?

Siamo sempre attenti ai rischi e il quarto trimestre del 2018 ha enfatizzato l’importanza di questo approccio per gli investitori azionari. In prospettiva futura, l’escalation delle tensioni commerciali potrebbe esercitare un forte impatto sulle azioni delle società statunitensi ad ampia capitalizzazione, nonché sulla fiducia di consumatori e imprese. Dazi esosi sarebbero fonte di inflazione negli Stati Uniti e l'aumento dei costi di importazione potrebbe ridurre i margini di profitto, limitando la capacità degli esportatori statunitensi di competere sui mercati globali. L'ideale sarebbe che il governo permettesse ai liberi mercati di funzionare normalmente o riuscisse a ottenere qualche concessione dalla disputa commerciale con la Cina. La stessa Federal Reserve costituisce un rischio, e ne stiamo monitorando la traiettoria nel caso in cui la banca centrale dovesse muoversi in modo più aggressivo di quanto giustificato causando uno stallo dell'economia statunitense.

Considerato il potenziale impatto di queste incertezze, la nostra strategia bilanciata è posizionata in modo più difensivo all’inizio del 2019 rispetto al 2018. Il ridimensionamento prudente delle posizioni e la disciplina volta a trarre profitto da aziende economicamente più sensibili saranno una parte importante del nostro approccio. Monitoriamo costantemente le esposizioni del portafoglio, in particolare nel settore industriale, per le imprese soggette al rischio commerciale. In caso di peggioramento delle condizioni, cercheremmo di ridurre ulteriormente la nostra presenza nel settore industriale, tenendo ancora più in considerazione, in ottica più difensiva, le società dei beni di prima necessità che possono contare su fondamentali solidi.