Il gestore di portafoglio Dan Siluk spiega che, nonostante l’apparente stabilizzazione della situazione economica in gran parte dell'Australia, la Reserve Bank of Australia si è sentita in dovere di riprendere gli acquisti di obbligazioni al fine di rafforzare la sua credibilità in relazione al programma di controllo della curva dei rendimenti.

  In sintesi

  • Dato che i rendimenti dei titoli di stato a 3 anni sono saliti al di sopra del tasso target dello 0,25% stabilito dal programma di controllo della curva dei rendimenti, la RBA è nuovamente intervenuta sui mercati per far scendere i rendimenti e far sapere agli investitori che 0,25% significa 0,25%.
  • Sebbene le condizioni economiche si siano stabilizzate in gran parte del Paese, la RBA ritiene che sia ancora necessaria una politica molto accomodante alla luce dei persistenti rischi associati alla pandemia incontrollata di COVID-19 e al contesto di elevata disoccupazione e bassa inflazione sul fronte interno.
  • In presenza di rendimenti obbligazionari "bassi ancora a lungo" è comprensibile che alcuni investitori siano tentati di detenere asset con una duration più lunga, ma noi riteniamo che il rischio incrementale non sia compensato da rendimenti leggermente più alti.

Questa settimana, come previsto, la Reserve Bank of Australia (RBA) ha confermato il tasso target sulla liquidità allo 0,25%. Ma l'annuncio non è stato del tutto privo di sorprese. Mercoledì 5 agosto la RBA ha ripreso gli acquisti di asset (dopo 3 mesi di stop), in linea con l’impegno a mantenere il rendimento dei titoli di Stato a 3 anni allo 0,25%. Siamo convinti che con questa mossa la RBA voglia ribadire che quando dichiara di voler portare avanti una politica monetaria molto accomodante fa sul serio.

Questione di credibilità

Quando la RBA ha annunciato il programma di controllo della curva dei rendimenti all'inizio della pandemia COVID-19, l’obiettivo era convincere i mercati che avrebbe fatto tutto il necessario per mantenere un determinato tasso - in questo caso, il rendimento dei titoli a 3 anni - su un livello prefissato. Nell'ultimo mese, sembra che il mercato abbia voluto mettere alla prova la determinazione della RBA. Per tutto luglio il rendimento delle obbligazioni a tre anni è salito lentamente, superando lo 0,27% a metà mese. Riteniamo che la RBA consenta oscillazioni dei rendimenti di una certa entità, ma la costante tendenza al rialzo evidenziata dall'inizio di maggio deve aver attirato l’attenzione dell’autorità monetaria, costringendola a fugare ogni dubbio: 0,25% significa 0,25%.

Perché intervenire adesso?

Le dichiarazioni rilasciate dalla RBA contestualmente alla sua decisione spiegano a nostro avviso perché la banca centrale abbia scelto di intervenire nuovamente sui mercati in questo momento. Dopotutto, le previsioni economiche dell’istituto non sono peggiorate e già questa può considerarsi una piccola vittoria. In effetti, escluso lo Stato del Victoria recentemente sottoposto a lockdown, in gran parte dell'Australia la situazione economica appare in miglioramento. La RBA ha tuttavia citato la continua incertezza legata all’economia globale come un rischio che richiede un monitoraggio costante. Ed è comprensibile che voglia procedere con cautela vista la fragilità dell'economia locale. Al momento l’autorità stima una contrazione del PIL del 6% nel 2020 e un incremento del tasso di disoccupazione al 10% circa entro la fine dell'anno. Alla luce della delicata situazione interna, concordiamo che sia meglio tenere una linea espansiva in presenza di rischi di un nuovo shock esogeno in un periodo già pieno di incertezze. A tal proposito, guardiamo con favore alla conferma delle misure di sostegno del reddito, che a nostro avviso contribuiranno a mitigare l’impatto sui consumi delle famiglie.

Non sono stati menzionati i rialzi a due cifre registrati dal dollaro australiano rispetto alle valute di molti Paesi sviluppati dal punto peggiore della crisi. Possiamo comprendere il silenzio della RBA sulla traiettoria del dollaro, ma crediamo che il fulmineo apprezzamento della divisa sia uno sviluppo sfavorevole per il Paese e che quindi abbia contribuito alla decisione di ampliare le misure di sostegno.

La RBA ha inoltre confermato l’impegno a portare avanti l’attuale linea accomodante ribadendo che manterrà questo assetto al fine di raggiungere gli obiettivi di stabilità dei prezzi e piena occupazione. Alla luce dei deludenti dati sul mercato del lavoro e delle stime della banca centrale sull'inflazione (tra l'1,0% e l'1,5% nei prossimi due anni), non vediamo motivi per cui la RBA potrebbe cambiare rotta.

Le conseguenze

Di sicuro, parlando di un ribasso di un paio di punti base dei rendimenti dei titoli a 3 anni sembra che vogliamo spaccare il capello in quattro, ma la ripresa degli acquisti della RBA rafforza la convinzione che i rendimenti resteranno bassi ancora a lungo. Il controllo dei rendimenti dei bond da parte della banca centrale australiana potrebbe spingere gli investitori ad ampliare la duration dei portafogli obbligazionari. Se da un lato comprendiamo la logica alla base di tale scelta dati gli sconvolgimenti all’economia globale causati da una pandemia ancora fuori controllo, dall’altro riteniamo che il marginale rialzo relativo dei rendimenti registrato da un investitore che detiene obbligazioni a più lunga scadenza possa non compensare il rischio incrementale. Di conseguenza, restiamo dell’idea che il tratto a breve della curva dei rendimenti sia quello più interessante per gli investitori che possono ancora beneficiare di un carry non molto inferiore a quello dei titoli a lunga scadenza e potenzialmente anche del rolldown man mano che i titoli si avvicinano alla scadenza.