Poco più di una settimana dopo l'inizio del conflitto, Ben Lofthouse, Head of Global Equity Income, esamina la reazione dei mercati azionari.

  In sintesi

  • L'impatto umanitario della crisi suscita tristezza. L'aumento della volatilità dei mercati azionari si protrarrà probabilmente per qualche tempo, finché le conseguenze del conflitto non diventeranno più chiare.
  • È probabile, inoltre, che gli aumenti dei prezzi dell'energia incidano notevolmente sia sulla crescita globale che su determinati settori. Potrebbero anche spingere le banche centrali a sospendere la stretta monetaria o ad agire invece con maggiore urgenza.
  • La Russia e l'Ucraina sono tra i principali esportatori di una serie di altre materie prime, come il palladio, il potassio e il grano. È importante tenere d'occhio l'evoluzione della dinamica della domanda e dell'offerta.

 

Il conflitto russo-ucraino non è un evento del tutto inaspettato, alla luce dell'intensificarsi delle tensioni negli ultimi tre mesi. Un periodo di maggiore volatilità dei prezzi nei mercati azionari si protrarrà probabilmente per qualche tempo, finché le conseguenze del conflitto non diventeranno più chiare. Gli eventi attuali, tuttavia, avranno probabilmente un impatto diretto solo su un numero limitato di società quotate nei portafogli degli investitori.

Ciò è dovuto al fatto che la maggior parte degli investitori azionari tradizionali ha ampiamente evitato gli investimenti diretti in Russia dalla prima incursione in territorio ucraino nel 2014, principalmente a causa dell'incertezza riguardante le sanzioni imposte all'epoca. In seguito l'uso più frequente di elenchi di investimenti proibiti in società cinesi da parte degli Stati Uniti ha rafforzato questa cautela. Il grafico seguente mostra, in effetti, che la Russia rappresenta solo l'1,5% dell'esposizione diretta ai ricavi nell'ambito dell'indice MSCI Europe.

L'esposizione diretta ai ricavi in Russia dell'Europa è minima

L'esposizione diretta ai ricavi in Russia dell'Europa è minima

Esposizione diretta ai ricavi dell'indice MSCI Europa per aree geografiche. Fonte: stime FactSet al 31 gennaio 2022.

La scorsa settimana i ribassi nel mercato azionario hanno colpito più duramente l'Europa, e in particolare i settori automobilistico, finanziario e dei viaggi. Altre aree dei mercati, come l'estrazione mineraria e l'energia, che potrebbero trarre vantaggio dall'aumento dei prezzi, hanno resistito meglio. Dall'analisi di eventi geopolitici significativi degli ultimi decenni emerge che i mercati azionari spesso recuperano relativamente in fretta, nel giro di alcune settimane o mesi, ma ciò ovviamente maschera il fatto che alcuni settori e imprese subiranno effetti più profondi e duraturi. Sarà importante evitare le società maggiormente penalizzate dalle sanzioni, che, come la storia insegna, possono protrarsi per molti anni.

L'impatto economico del conflitto sarà quindi il principale fattore che determinerà d'ora in poi i rendimenti. Tale impatto dipenderà dalla durata del conflitto e dalle sanzioni ed embargo che potrebbero risultarne. Al momento in cui scriviamo, le sanzioni annunciate finora avranno probabilmente le conseguenze più significative sulle società con attività importanti in Russia o in Ucraina. Sappiamo tuttavia che il commercio dell'Europa con la Russia e l'Ucraina è relativamente modesto e rappresenta circa l'1% del PIL, quindi anche se dovesse dimezzarsi la situazione sarebbe gestibile.

I prezzi dell'energia risentiranno della crisi in modo potenzialmente molto più marcato e, secondo le stime di alcuni economisti, un aumento di 10 dollari americani del prezzo del petrolio ha un impatto dello 0,1% sulla crescita globale. La settimana scorsa il prezzo del petrolio ha registrato un aumento di oltre il 10%. In particolare, si è verificata una dislocazione dei prezzi, in quanto gli acquirenti occidentali hanno apparentemente cercato di evitare il greggio russo (vedi grafico seguente), provocando un aumento di prezzo del brent del Mare del Nord rispetto a quello del petrolio russo degli Urali. L'aumento del prezzo del petrolio ha avvantaggiato i produttori di energia, penalizzando allo stesso tempo alcune utilities.

Aumento e dislocazione del prezzo del petrolio

Aumento e dislocazione del prezzo del petrolio

Fonte: Refinitiv Datastream, dal 2 marzo 2021 al 3 marzo 2022. Il petrolio West Texas Intermediate (WTI) è un punto di riferimento che rappresenta il petrolio prodotto negli Stati Uniti.

Aumenti dei prezzi simili sono stati percepiti dagli acquirenti di gas naturale, come mostrato nel grafico seguente, in particolare in Europa, dove alcuni paesi dipendono dal gas naturale russo.

Forte impennata del prezzo del gas naturale in Europa

Forte impennata del prezzo del gas naturale in Europa

 Fonte: Bloomberg. Prezzi delle materie prime della Banca mondiale: gas naturale europeo in dollari USA per milioni di BTU (MMBTU), dal 29 febbraio 2016 al 28 febbraio 2022.

Nei prossimi mesi l'interazione tra l'aumento dei prezzi dell'energia, l'inflazione, la crescita economica e la politica della banca centrale sarà seguita con grande attenzione. L'aumento dei prezzi dell'energia imputabile a questo evento spingerà le banche centrali a sospendere la stretta monetaria o la renderà più urgente? È troppo presto per valutare la reazione delle banche centrali, ma potrebbe confermarsi l'adagio secondo cui 'la cura per i prezzi alti sono i prezzi alti', per cui se la domanda risentisse dei costi più elevati o la crescita dell'occupazione rallentasse, si ridurrebbe la necessità dei numerosi rialzi dei tassi previsti. La Russia e l'Ucraina esportano inoltre una serie di altre materie prime, come il palladio, il potassio (per la fertilizzazione delle colture) e il grano. In termini di investimenti azionari, nei prossimi mesi analizzeremo con la massima attenzione le società per determinare quali saranno penalizzate o avvantaggiate dai cambiamenti nella domanda e nell'offerta di queste materie prime.