Denny Fish spiega perché, nonostante la recente rotazione verso i titoli ciclici, le società esposte alla crescita di lungo periodo continueranno probabilmente a trainare gli utili del settore tecnologico nei prossimi anni.

In sintesi:

  • Benché la riapertura delle economie sia destinata a favorire i titoli tecnologici ciclici, le prospettive a lungo termine del settore sono ancora strettamente legate ai potenti temi del cloud, dell’intelligenza artificiale e dell’Internet of Things.
  • Durante la pandemia si è osservato un incremento della digitalizzazione e non crediamo che le società torneranno a metodi meno efficienti dopo la ripresa delle attività in presenza.
  • Gli investitori devono tuttavia essere consapevoli del fatto che in alcuni ambiti le operazioni digitali potrebbero diminuire con l’aumento dell’interazione di persona.

L’aumento dei vaccinati a livello globale e la riapertura delle economie spingono gli investitori a puntare su aree del mercato particolarmente penalizzate che potrebbero beneficiare della ripresa dell’attività economica. Di conseguenza, i titoli tecnologi e delle comunicazioni a crescita elevata che hanno messo a segno le performance migliori nella fase peggiore della pandemia hanno ceduto il posto ai titoli più sensibili al ciclo economico, ma non sono finiti nel dimenticatoio. I temi di lungo periodo che hanno dato impulso a diverse mega cap del settore tecnologico negli ultimi anni non sono infatti destinati a scomparire. Riteniamo che nei prossimi dieci anni il settore tecnologico sarà ancora trainato soprattutto dai temi complementari dell’intelligenza artificiale (IA), del cloud, dell’Internet of Things (IoT) e dalla connettività 5G che fa da comune denominatore.

Una vera rivoluzione

Tali mega-temi orientano l’economia mondiale verso un futuro sempre più digitale. È un’evoluzione inevitabile: le società (e interi settori) dovranno intraprendere la strada della digitalizzazione per migliorare i servizi di front-office e back-office se non vogliono rischiare di farsi superare da concorrenti più lungimiranti e aperti all’innovazione.

Si noti che questa trasformazione interessa tutti i settori economici. Anche i cittadini – non solo i nativi digitali della generazione Z – ricorrono sempre più spesso alla tecnologia nelle attività quotidiane. Questi trend hanno subito un’accelerazione nel corso della pandemia, poiché il distanziamento sociale ha portato alla ricerca di nuove modalità di interazione. Ma nonostante il forte impulso, l’adozione del digitale non sembra destinata a rallentare. Funzioni come l’e-commerce o il lavoro da remoto basato sul cloud rappresentano per molti un passo avanti e non crediamo che le aziende desiderino ripristinare modalità operative meno efficienti una volta che le attività economiche e sociali saranno tornate alla normalità.

Il ritorno alla normalità

Malgrado la maggiore efficienza consentita dalla digitalizzazione, alcune attività e modalità in essere prima della pandemia potrebbero essere ripristinate allo status quo pre-lockdown. Gli investitori stanno cercando di capire quali. Possiamo suddividere le attività – e quindi le prospettive delle società interessate – in tre categorie.

Gamer in headphones sits in front of a blank monitor in dark room

Anzitutto ci sono le attività che avranno difficoltà a mantenere i livelli di utenza raggiunti durante la pandemia. Prendiamo l’esempio del gioco online. Questo segmento ha goduto di una forte crescita per effetto dei lockdown, ma con la ripresa delle attività offline, dato che in una giornata ci sono sempre e solo 24 ore, gli utenti, come pure gli utili dei creatori di giochi, non raggiungeranno i numeri strabilianti del 2020.

Il destino della seconda categoria è più difficile da prevedere. Parliamo degli strumenti di comunicazione che consentono il lavoro da remoto, la didattica a distanza e l’interazione con parenti e amici che non si possono incontrare di persona. Imprese e scuole torneranno, fino a un certo punto, a operare in presenza, ma non è dato sapere in che misura continueranno a fruire dei servizi che hanno spopolato grazie al distanziamento sociale. Ciononostante riteniamo molti usufruiranno ancora di tali servizi, soprattutto perché parecchie aziende adotteranno modelli di lavoro ibridi e preferiranno fare una video chiamata anziché organizzare un viaggio di lavoro all’ultimo minuto che potrebbe magari costare una fortuna.

Infine c’è il gruppo delle attività legate a comportamenti adottati durante la pandemia, che probabilmente cresceranno ancora poiché più allineate con i temi di lungo periodo. Tra queste figurano i pagamenti digitali, le firme digitali (sempre più accettate), le lezioni online e la consegna di cibi a domicilio. Crediamo che tali servizi saranno favoriti dal trend della digitalizzazione e beneficeranno ancora dei cambiamenti comportamentali dovuti alla pandemia.

Un futuro più digitale

Anche se ora condividono la scena con le società più cicliche, le mega cap della tecnologia e delle comunicazioni che hanno trainato i mercati durante la pandemia conservano dei vantaggi competitivi difficili da eguagliare. Sono aziende che traggono forza dalla capacità di raccogliere, analizzare e sfruttare i dati. Poiché i dati sono sempre più utilizzati come strumento per individuare i trend aziendali e trarre il massimo dell’efficienza dai vari settori economici, tali piattaforme sono destinate a fare da volano per un’economia delle unità senza precedenti nel settore tecnologico.

Se i dati sono un elemento cardine e cloud, IA, IoT e 5G continueranno inevitabilmente a guadagnare terreno, la tecnologia occuperà una porzione sempre maggiore della spesa di aziende e governi e, quindi, offrirà un contributo sempre più elevato al PIL globale.

Il settore tecnologico rischia di risentire in misura significativa dell’obsolescenza della tecnologia esistente, dei cicli di prodotto brevi, del calo dei prezzi e dei profitti, della concorrenza dei nuovi attori del mercato e delle generali condizioni economiche. La performance di un investimento concentrato in un singolo settore potrebbe essere più volatile della performance di un investimento meno concentrato e dell’insieme del mercato.

Prodotto interno lordo (PIL): Il valore di tutti i prodotti finiti e i servizi realizzati da un Paese in un determinato periodo di tempo (generalmente un trimestre o un anno). Di norma è espresso in percentuale rispetto al dato del periodo precedente e rappresenta una misura dell’attività economica complessiva di un Paese.

Titoli ciclici: Società venditrici di beni voluttuari, come le automobili, o attive in settori molto esposti ai cambiamenti sul fronte economico, come l’estrazione mineraria. Di norma il prezzo di azioni e obbligazioni emesse dalle aziende cicliche è molto più sensibile agli alti e bassi dell’economia nel complesso rispetto a quello dei titoli delle società non cicliche.