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L'ideatore della cosiddetta "regola del 4%" è passato alla liquidità. Cosa fare?

Cropped Hands Of Colleagues Discussing Graphs Over Laptop On Desk In Office

Benché le correzioni di mercato siano dolorose, i cambiamenti significativi dell'asset allocation si sono storicamente tradotti in sottoperformance degli investitori rispetto al mercato nel suo complesso. Matt Sommer, Head of Defined Contribution & Wealth Advisor Services, spiega perché l'adozione di una gestione proattiva della liquidità della famiglia possa dimostrarsi una strategia più efficace per superare una fase di mercato ribassista rispetto a un passaggio alla liquidità.

L’articolo originale è stato pubblicato su Kiplinger.com.

Bill Bengen è una delle figure più autorevoli nel settore della pianificazione finanziaria. La sua ricerca, basata sulla storia dei mercati dei capitali dal 1926, ha riscontrato che ogni anno i pensionati possono spendere con tranquillità circa il 4% del loro patrimonio pensionistico per un periodo di 30 anni. Questi risultati si basano su una serie di ipotesi, tra cui un mix di investimenti di portafoglio composto per il 55% da large cap USA e per il 45% da Treasury USA a medio termine.

Di recente, Bengen ha tuttavia comunicato di aver portato il proprio portafoglio personale a un 20% di azioni, 10% di obbligazioni e un restante 70% in liquidità. Questa notizia potrebbe indurre alcuni pensionati a chiedersi se fare lo stesso.

Storia della regola del 4%

Da molti anni la cosiddetta regola del 4% offre un'indicazione per aiutare i pensionati a stabilire quanto possano ragionevolmente spendere ogni anno. Supponiamo che un investitore appena andato in pensione abbia accumulato un patrimonio di 1 milione di dollari. Utilizzando la formula di Bengen, il pensionato potrebbe spendere 40.000 dollari nel primo anno di pensione. Al secondo anno, i 40.000 dollari dovrebbero essere adeguati per restare al passo con l'inflazione. Al terzo anno, l'importo del secondo anno dovrebbe a sua volta essere corretto per l'inflazione, e così via. L'obiettivo è fare in modo che i pensionati conservino il loro potere d'acquisto, riuscendo al contempo a far fronte agli inevitabili cali di mercato in un periodo di 30 anni.

Nel 2006, Bengen ha aggiornato la sua ricerca aggiungendo ai suoi modelli le azioni internazionali, a piccola e media capitalizzazione. L'espansione della componente azionaria di un portafoglio al di là delle azioni large cap ha fatto salire la percentuale del prelievo al 4,7%. Utilizzando lo stesso saldo iniziale di 1 milione di dollari, la distribuzione al primo anno sarebbe di 47.000 dollari anziché 40.000, con un aumento del reddito del 18%. Vale la pena notare che questi esempi non tengono conto di imposte o commissioni, né considerano altre ipotesi sottostanti di ribilanciamento del portafoglio. Ciò nonostante, il contributo maggiore del lavoro di Bengen è forse la formulazione di una stima empirica discreta per un calcolo difficile e complesso.

La recente notizia dell'improvviso passaggio di Bill Bengen alla liquidità ha sorpreso numerosi professionisti del settore e investitori privati. I motivi di questi cambiamenti includono la sbalorditiva inflazione dell'8,5% dell'indice dei prezzi al consumo (CPI) comunicata a marzo e il successivo annuncio dell'impegno della Federal Reserve a fare di più per contenere l'inflazione. In linea di massima, un contesto di tassi in aumento non è ideale per gli investimenti azionari o obbligazionari. A giudizio di Bengen, gli investitori dovrebbero pertanto prendere in considerazione una riduzione del rischio nei propri portafogli e attendere un momento più favorevole per investire la liquidità.

Le nostre prospettive

Nel riflettere su questa notizia, il mio primo pensiero è che l'investimento è una questione molto personale. Che sia esperto o dilettante, un investitore deve decidere una strategia che soddisfi le sue esigenze e gli garantisca tranquillità. Se un'allocazione del 70% alla liquidità è ciò che serve per dormire tranquilli, allora è probabilmente la decisione giusta, indipendentemente dai dati storici o da elaborate simulazioni informatiche prospettiche.

Pur astenendoci dall'insinuare che la costruzione di portafoglio o le decisioni di investimento di un investitore siano "sbagliate", intendiamo mettere in guardia i pensionati dal rivedere la loro asset allocation uscendo completamente dalle azioni e dalle obbligazioni per passare alla liquidità. Questo consiglio si basa su tre ragioni fondamentali.

In primo luogo, come discusso nel nostro articolo di maggio, il market timing è uno sforzo inutile. Serve sapere non solo quando vendere i titoli, ma anche quando rientrare sul mercato. Il frequent trading è reso ancora più difficile dal fatto che i guadagni di mercato a lungo termine sono storicamente attribuibili a pochi giorni e che tali giorni tendono a verificarsi immediatamente dopo grandi cali. Se si perdono quei giorni perché si è fuori dal mercato, i rendimenti possono subire una drastica riduzione nel tempo.

In secondo luogo, l'aumento dei tassi non implica automaticamente che le obbligazioni siano un investimento negativo. Come abbiamo già detto, le strategie obbligazionarie a bassa duration non solo sono meno sensibili all'aumento dei tassi, ma possono anche essere utilizzate per reinvestire i titoli a breve termine in scadenza in nuove emissioni che distribuiscono cedole più elevate.

Infine, una posizione in liquidità non è priva di costi. Al 13 giugno 2022, il buono del Tesoro a 90 giorni rendeva circa l'1,7%.1 Sulla base dell'inflazione di maggio, pari all'8,6%, gli investitori in tali strumenti subirebbero una perdita reale del 6,9%.

Cosa fare oggi

L'indice S&P 500® è ufficialmente entrato in fase ribassista il 13 giugno. Di fronte a questa dura realtà, sentirsi dire di rimanere pazienti non è probabilmente di grande conforto. Cosa fare quindi? All'epoca della bolla delle dot-com all'inizio degli anni 2000 e della crisi finanziaria globale del 2008, molti pensionati hanno vissuto un periodo altrettanto difficile e attuato una o più delle seguenti strategie:

Rivedere le abitudini di spesa. Alla luce del calo di mercato, è consigliabile rivedere le abitudini di spesa per assicurarsi di continuare a incrementare i risparmi. Un approccio è dividere il budget in bisogni, volontà e desideri, per poi considerare un ridimensionamento delle categorie delle volontà e dei desideri. Oltre a un consistente passaggio alla liquidità, Bengen ha anche suggerito di ridurre la percentuale di prelievo dal 4,7% al 4,5%. Rinviando temporaneamente alcuni acquisti voluttuari, si darà ai titoli azionari depressi più tempo per recuperare.

Unificare il cash flow. Avere un piano finanziario è un ottimo primo passo, ma se si prelevano contanti da più istituzioni, è difficile sapere esattamente quanto si spende ogni anno. Considerare la confluenza di tutti i diversi flussi di cassa, come spese previdenziali, distribuzioni pensionistiche, pensioni, dividendi e interessi, in un unico conto e utilizzare quel conto per le spese giornaliere. Controllare periodicamente il conto per assicurarsi che gli importi totali delle spese siano in linea con il piano finanziario.

Creare una riserva di liquidità biennale. Un piano di accumulo del capitale è un'ottima soluzione per accrescere il patrimonio. Il rovescio della medaglia è però che i programmi sistematici di liquidazione e prelievo, ossia il processo contrario, sono generalmente subottimali per i pensionati. Ciò è dovuto al fatto che, nelle fasi di calo dei mercati, per generare lo stesso reddito è necessario liquidare un maggior numero di quote o azioni. In parole povere, si è costretti a vendere al ribasso. Bisogna invece stabilire il livello di liquidità necessaria per i 24 mesi successivi e considerare l'accantonamento di tale importo in un fondo del mercato monetario. Il ribilanciamento annuale può quindi essere usato come un'opportunità per creare e ricostituire costantemente la riserva di liquidità.

Le correzioni di mercato e le fasi ribassiste sono dolorose per tutti gli investitori, ma i pensionati sono particolarmente penalizzati quando i loro portafogli perdono valore proprio nel momento in cui si preparano a entrare nella fase di decumulo. Benché non esistano risposte semplici, vi sono lezioni da imparare dalla storia recente.

L'adozione di una gestione proattiva della liquidità della famiglia si è dimostrata utile in passato. Analogamente, i cambiamenti significativi dell'asset allocation si sono storicamente tradotti in sottoperformance degli investitori rispetto al mercato in generale.

Benché ogni investitore sia diverso, la combinazione di questi due fattori è la nostra migliore risposta alla domanda: "Cosa faccio adesso?".

 

1Fonte: Bloomberg al 13 giugno 2022.

L'indice dei prezzi al consumo (Consumer Price Index, CPI) è un indice non gestito che rappresenta il tasso di inflazione dei prezzi al consumo negli Stati Uniti, come determinato dall'U.S. Department of Labor Statistics.

La duration è una misura della sensibilità del prezzo di un'obbligazione a variazioni dei tassi d'interesse. Quanto più lunga è la duration di un'obbligazione, tanto maggiore è la sua sensibilità a variazioni dei tassi d'interesse, e viceversa.

Ititoli azionari sono soggetti ad alcuni rischi, tra cui il rischio di mercato. I rendimenti varieranno in funzione degli sviluppi economici, politici e legati all'emittente.

I titoli a reddito fisso sono soggetti al rischio di tasso di interesse, di inflazione, di credito e di default. Il mercato obbligazionario è volatile. Con l'aumento dei tassi di interesse, i prezzi delle obbligazioni di solito diminuiscono, e viceversa. Il rendimento del capitale non è garantito e i prezzi possono diminuire se un emittente non effettua pagamenti puntuali o se la sua solidità creditizia si indebolisce.

L'indice S&P 500® riflette la performance dei titoli azionari ad alta capitalizzazione statunitensi e rappresenta la performance generale del mercato azionario statunitense.

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