I mercati finanziari avranno alti e bassi indipendentemente dal vincitore delle presidenziali USA di novembre. Ben Rizzuto, Responsabile soluzioni pensionistiche, incoraggia gli investitori non tanto a cercare di capire quale dei due candidati sarebbe il presidente migliore per i loro portafogli, quanto piuttosto a concentrarsi sugli aspetti che possono controllare nell’ambito dei loro piani finanziari a lungo termine.

“È evidente che lo Stato esiste per natura e che l'uomo è per natura un animale politico”. – Aristotele, Politica, Vol. 1

Come ci ha ricordato lo strategist democratico James Carville nel 1992, “It’s the economy, stupid”. Tale dichiarazione era volta a creare uno slogan per la campagna elettorale di Bill Clinton e a sottolineare l’importanza attribuita dal candidato alle misure per far uscire gli Stati Uniti dalla recessione.

Anche negli attuali dibattiti tra i candidati alla presidenza la solidità dell’economia ha grande rilevanza. Nelle prossime settimane ciascuno degli sfidanti cercherà di convincere gli elettori di essere l’uomo giusto per ricoprire la carica di presidente e per far crescere l’economia americana. Nei comizi si parlerà di posti di lavoro, salari, tasse e borsa.

Ma il presidente ha davvero un impatto sulla borsa? Molti risponderebbero di sì.

Il dibattito a tal proposito è aperto e si basa sulle ideologie e sulle prassi proprie di ciascun partito. Si ritiene che i repubblicani siano più responsabili sotto il profilo fiscale, di conseguenza sarebbe lecito aspettarsi un taglio di spesa pubblica e imposte. Tenuto anche conto della propensione dei repubblicani ad attuare politiche favorevoli alle aziende, tale orientamento fiscale potrebbe, in teoria, favorire un’accelerazione della crescita, una riduzione del rapporto debito/PIL (prodotto interno lordo) e una maggiore solidità di economia e mercato azionario. Per contro i democratici puntano di norma su programmi sociali, spesa pubblica e tasse più elevate su società e individui con patrimoni elevati, un approccio che secondo alcuni potrebbe frenare i mercati e l’espansione economica.

Ovviamente tali supposizioni sono puramente teoriche. Che cosa è avvenuto in realtà nel corso del tempo? Queste opinioni diffuse si sono rivelate corrette?

Performance storica del mercato azionario: democratici vs. repubblicani

Il maggior rialzo dell’S&P 500® in termini di variazione di prezzo si è registrato sotto la presidenza di Clinton (democratico). Durante i suoi mandati (1993-2001) l’S&P 500 ha guadagnato un impressionante 210%. Al secondo posto troviamo un altro democratico, Barack Obama, durante i cui mandati (2009-2017) l’indice è avanzato del 182%.

Il terzo incremento più consistente si è verificato sotto un presidente repubblicano, ma dobbiamo tornare ai tempi di Dwight Eisenhower: tra il 1953 e il 1961 infatti gli investitori hanno visto salire l’S&P del 129%. Al quarto posto infine troviamo il +117% fatto segnare sotto l’amministrazione Reagan (1981-1989). Nel complesso, dal 1952 a giugno 2020 il rendimento reale annualizzato delle azioni sotto i democratici è stato del 10,6% a fronte del 4,8% sotto i repubblicani1. Andando ancor più indietro, dal 1929 la performance complessiva dell’S&P500 si attesta in media al 57,4% in presenza di amministrazioni democratiche e ad appena il 16,6% sotto presidenti repubblicani2.

Tuttavia, se consideriamo solo i primi due anni del mandato, il risultato è differente. Storicamente tale periodo si rivela deludente indipendentemente dal partito al governo, ma le amministrazioni repubblicane hanno ottenuto risultati migliori. La differenza di performance varia però in misura considerevole se teniamo conto della composizione del Congresso e delle situazioni di stallo in cui spesso un presidente si trova a governare. Inoltre, guardando all’intero mandato si profila un quadro completamente diverso: le differenze nella performance azionaria sotto i due partiti tendono infatti a essere minime.

Perché politica e pianificazione finanziaria non vanno d’accordo

Dagli scenari illustrati in precedenza emerge che non è possibile determinare con certezza se per la borsa sia meglio un presidente democratico o uno repubblicano. Le differenze nel corso del tempo non sono abbastanza significative da permettere di trarre una conclusione definitiva.

Ed è qui che entra in gioco la citazione di Aristotele. Se da un lato non possiamo rinnegare la nostra natura di “animali politici”, dall’altro non dovremmo permetterle di influenzare le nostre decisioni finanziarie e gli investimenti in un’ottica di lungo periodo.

La ragione più ovvia è che le nostre vite da pensionati non sono suddivise in mandati di quattro anni. La pensione può durare 20, 30 o anche 40 anni, un lasso di tempo in cui potrebbero avvicendarsi molteplici presidenti. Pertanto, sarebbe da incoscienti lasciare che a dettare i nostri piani futuri siano le preferenze politiche od opinioni circa pregi e difetti dei candidati e dei partiti che rappresentano. Infatti, indipendentemente dall’inquilino della Casa Bianca, i mercati e l’economia evidenzieranno delle oscillazioni che starà a noi, per quanto possibile, prevedere e fronteggiare. Di conseguenza, invece di preoccuparci per quello che potrebbe succedere nei prossimi quattro anni, dovremmo concentrarci sugli aspetti che possiamo controllare.

Repubblicani o democratici: Tre modalità con cui la politica influisce sulla pianificazione finanziaria

La politica ha effettivamente un impatto su tre importanti aspetti della pianificazione finanziaria: imposte, gestione del patrimonio immobiliare e programmi governativi. Di seguito sono illustrati alcuni fattori di cui tener conto nell’ambito di un piano di lungo periodo:

  • Imposte: Quando si parla di imposte, chiaramente democratici e repubblicani hanno idee diverse. Pertanto, in un piano finanziario è fondamentale accrescere la diversificazione sotto il profilo fiscale. Vale a dire assicurarsi di avere a disposizione panieri di asset esenti da tasse, soggetti a imposte differite e non soggetti a benefici fiscali. Al variare del regime fiscale, tale diversificazione può garantire la flessibilità per generare reddito e coprire i costi nel modo più efficiente possibile dal punto di vista fiscale.
  • Gestione del patrimonio immobiliare: Il contesto fiscale ha un impatto significativo sulla pianificazione della futura distribuzione del patrimonio e deve essere assolutamente considerato in un piano immobiliare. Anche se la tassa sugli immobili non si applica sotto ai $11,58 milioni (2020), tale soglia potrebbe variare in seguito a un cambio di amministrazione. La futura tassazione degli immobili influirà anche sulla discussione di questioni non fiscali legate alla gestione del patrimonio immobiliare di famiglia. Si tratta di considerazioni e decisioni fondamentali per assicurare che i membri della famiglia capiscano che cosa potrebbero ricevere o non ricevere (al netto delle imposte o meno) e che le disposizioni dei genitori siano comprese e rispettate.
  • Programmi governativi: In relazione alla spesa pubblica, amministrazioni diverse si concentreranno su aree diverse e tali preferenze influiranno sulla sostenibilità e sulla gestione futura di programmi di previdenza sociale, Medicare e Medicaid. Questi e altri programmi rivestono un ruolo essenziale nella pianificazione di reddito e spese durante la pensione; è quindi importante avere chiaro quantomeno il loro funzionamento al fine di trarne il massimo vantaggio e avere qualche certezza in più per il futuro.

Saremo anche animali politici, ma non abbiamo alcun controllo sul contesto politico. Non possiamo sapere in anticipo quale sarà il partito al governo per i prossimi quattro anni e per quelli che seguiranno. Che a vincere siano i democratici o i repubblicani, la borsa sarà sempre soggetta ad alti e bassi. Sconvolgimenti sui mercati (come quelli causati dalla pandemia globale) resteranno sempre imprevedibili. E più che dal partito al governo, la solidità dell’economia dipenderà da ben altri aspetti.

Malgrado la grande incertezza, la pianificazione attenta e la comprensione dell’impatto di fattori quali imposte e programmi governativi sulle decisioni finanziarie consentiranno di destreggiarsi meglio in un panorama politico in costante evoluzione (indipendentemente dal voto di novembre).

1“Abbiamo analizzato la performance del mercato azionario sotto tutti i presidenti USA da Truman e i risultati sono sorprendenti”. Forbes, 23 luglio 2020.
2“Performance del mercato azionario negli anni in cui si tengono le presidenziali”. Charles Schwab, 22 maggio 2020.