Speciality Equities

Accelerazione dell’innovazione nel settore sanitario

Speciality Equities

Accelerazione dell’innovazione nel settore sanitario

Il gestore di portafoglio Andy Acker ripercorre i traguardi raggiunti in ambito medico, che non sono mai così numerosi, e il loro impatto sul settore.

In sintesi

  • Le società biofarmaceutiche hanno sviluppato i vaccini contro il COVID-19 in tempi record. Ma se da un lato la fine della pandemia appare sempre più vicina, dall’altro riteniamo che i progressi in ambito sanitario siano solo agli inizi.
  • La sempre maggiore comprensione della biologia delle malattie, il ricorso a strumenti d’analisi avanzati e gli investimenti di capitali sono alla base del netto incremento delle approvazioni di nuovi farmaci e sostengono i ricavi.
  • È probabile un’accelerazione di tale trend alla luce della crescente attenzione alle esigenze mediche non ancora soddisfatte – p.e. in relazione a malattie oncologiche, autoimmuni e diabete – e dell’afflusso di capitali.
  • Per gran parte del 2020 a dominare la scena in ambito sanitario sono stati gli sforzi delle società biofarmaceutiche per gestire la pandemia COVID-19. I risultati raggiunti nel settore – sviluppo di vaccini e cure per il nuovo coronavirus in meno di un anno – rimarranno nella storia.

Per gran parte del 2020 a dominare la scena in ambito sanitario sono stati gli sforzi delle società biofarmaceutiche per gestire la pandemia COVID-19. I risultati raggiunti nel settore – sviluppo di vaccini e cure per il nuovo coronavirus in meno di un anno – rimarranno nella storia.

Ma se da un lato la fine della pandemia appare sempre più vicina, dall’altro riteniamo che i progressi nell’area della sanità siano appena agli inizi. Lo scorso anno la U.S. Food and Drug Administration (FDA) ha autorizzato 52 nuovi farmaci, esclusi i medicinali contro il COVID-19. In totale non siamo lontani dal record di 59 del 2018 e il tutto nonostante le misure di lockdown che hanno comportato la chiusura dei laboratori e rallentamenti nelle ispezioni dei siti per la produzione di farmaci1. Al contempo, alcuni dei primi vaccini contro il COVID-19 a ottenere l’autorizzazione di emergenza si basavano su modalità di azione del farmaco avanzate che in precedenza non erano mai state applicate al di fuori dei laboratori di ricerca.

Figura 1: Autorizzazione di nuovi farmaci da parte dell’FDA


Fonte: U.S. Food and Drug Administration, dati al 31 dicembre 2020.

In definitiva il COVID-19 ha comportato il blocco di alcuni settori dell’economia mondiale, ma ha dato slancio all’innovazione in ambito sanitario. Siamo convinti che il trend attuale – sostenuto da progressi sempre più rapidi e dall’interesse dei mercati finanziari – potrebbe trainare la crescita del settore negli anni a venire.

Spinta innovativa nella sanità

Nel 2020 i tassi di interesse bassissimi e la ricerca legata al COVID hanno alimentato l’entusiasmo degli investitori per la sanità consentendo al settore di raccogliere volumi di capitali record. Lo scorso anno gli investimenti di venture capital in ambito sanitario sono stati complessivamente pari a US$51 miliardi.2 Quanto al segmento biotech, ben 84 aziende hanno effettuato un’IPO (offerta pubblica iniziale), il 65% in più rispetto al 2019.  Tali società hanno raccolto oltre US$15 miliardi – circa il triplo rispetto all’anno precedente – e visto i rispettivi titoli avanzare dell’89% in media da inizio anno.3 Le IPO sono proseguite a ritmo sostenuto anche nel 2021 e si prevede che il boom di finanziamenti darà ulteriore slancio all’innovazione: Il 64% dei CFO delle aziende biotech dichiara di voler aumentare la spesa per ricerca e sviluppo (R&S) nel 2021.4

Anche le large-cap farmaceutiche hanno incrementato gli investimenti nelle nuove tecniche terapeutiche. In breve tempo i giganti farmaceutici, inondati di liquidità ma alle prese con le scadenze dei brevetti, hanno provveduto ad assicurarsi le innovazioni mediante l’acquisizione di aziende biotech di piccole e medie dimensioni, come indicato nella Figura 2. In dicembre, ad esempio, AstraZeneca ha annunciato l’esborso di US$39 miliardi per l’acquisto di Alexion Pharmaceuticals, un partner di vecchia data in ambito biotech che aiuterà AstraZeneca a espandere la propria attività nell’area delle malattie rare.

Figura 2: Boom di fusioni e acquisizioni nel segmento biotech

Fonte: Bloomberg, dati relativi alle operazioni annunciate o completate dal 1 gennaio 2016 all’11 marzo 2021.

Dalle ricerche in ambito farmaceutico emerge inoltre un miglioramento dell’efficienza dell’attività di R&S. Sempre più spesso oggi nelle fasi di ricerca preclinica le aziende convalidano geneticamente i bersagli farmacologici e utilizzano i biomarcatori per individuare pool di pazienti adeguati. Tali prassi hanno contributo a ridurre i tassi di abbandono da parte dei pazienti negli studi in fase avanzata. Come mai prima le società farmaceutiche si concentrano su malattie rare individuate grazie alla genetica e impiegano meccanismi d’azione e modalità di trattamento innovativi, con il conseguente incremento delle probabilità di approvazione di nuovi medicinali.5

Pensiamo ad esempio all’atrofia muscolare spinale (SMA). La SMA è una malattia neuromuscolare ereditaria che limita la capacità di un neonato di sedersi, camminare e respirare portando spesso alla morte entro il secondo anno di età. A fine 2016 l’FDA ha approvato il primo trattamento per la SMA, lo Spinraza, un medicinale antisenso che aiuta il corpo a produrre una proteina fondamentale per il funzionamento dei motoneuroni, assente nei pazienti affetti da SMA. In seguito, nel 2019, l’autorità ha autorizzato una terapia genica per la SMA, lo Zolgensma, e nel 2020 un farmaco orale a piccole molecole, l’Evrysdi. Pertanto, in pochi anni, sono stati messi a disposizione tre farmaci con tre diverse modalità d’azione per una malattia genetica in precedenza incurabile.

Progressi e scoperte fondamentali

Si registrano progressi in moltissime categorie di malattie, in particolare in relazione allo screening dei tumori. L’individuazione del cancro nelle fasi iniziali può accrescere in maniera significativa il tasso di sopravvivenza dei pazienti. I test del sangue nei trial clinici hanno lo scopo di rilevare frammenti di DNA o RNA rilasciati dai tumori nel flusso sanguigno già prima della comparsa dei sintomi della malattia. I dati preliminari sono promettenti, tanto che nel 2020 sono state annunciate due acquisizioni multimilionarie di società in prima linea in questo campo.

Lo scorso anno è stato caratterizzato anche da altre scoperte rivoluzionarie. Ad esempio, dopo decenni di ricerche sembra che gli scienziati siano finalmente riusciti a sviluppare un inibitore della mutazioneG12C del gene KRAS, comune nei tumori del polmone, del colon-retto e del pancreas. È stato difficile colpire la mutazione ma di recente sono giunti dati positivi dai trial di fase avanzata su una serie di nuovi farmaci oncologici di precisione, un fatto che avrà importanti implicazioni. Il tumore al polmone, per fare un esempio, è tra i più diffusi e ogni anno negli USA vengono effettuate oltre 228.000 diagnosi. Con le cure attuali il tasso di sopravvivenza dei pazienti in fase avanzata resta molto basso.6

Notizie incoraggianti arrivano anche dal segmento delle malattie autoimmuni. La miastenia gravis è una malattia caratterizzata dall’aumento di determinati anticorpi che comporta attacchi a nervi e muscoli. Nel 2020 un farmaco candidato all’approvazione si è dimostrato efficace nell’intervenire sul recettore Fc neonatale per la regolazione di tali anticorpi. Se i risultati positivi saranno confermati dagli studi di fase successiva, potremmo assistere allo sviluppo di una serie di nuove terapie promettenti per svariate malattie autoimmuni.

Infine, si susseguono progressi significativi ed entusiasmanti nelle terapie cellulari e geniche. A inizio 2020 l’FDA ha ricevuto oltre 900 richieste di esame di nuovi farmaci per le terapie geniche in studi clinici.7 Attualmente si assiste allo sviluppo di terapie cellulari di nuova generazione che permetteranno ai ricercatori di avviare la produzione di massa di cellule immunitarie antitumorali con la conseguente riduzione dei costi e dei tempi necessari per la realizzazione di tali farmaci ad alta efficacia.

L’innovazione si traduce in un aumento del fatturato

La forte accelerazione dell’innovazione in ambito medico ha un impatto significativo sui ricavi delle società biofarmaceutiche. Lo scorso anno sono stati venduti farmaci biotecnologici blockbuster per quasi US$300 miliardi; come mostra la figura 3 nell’arco di vent’anni si è verificato un incremento di circa 50 volte. La crescita è trainata dall’aumento della domanda globale di cure e servizi sanitari. Al contempo, oggi esistono più farmaci destinati a pazienti affetti da patologie gravi e in precedenza incurabili. Il Tepezza, ad esempio, è stato autorizzato dall’FDA a gennaio 2020 come primo trattamento contro l’oftalmopatia tiroidea, una patologia che causa l’infiammazione dei muscoli e del tessuto adiposo nella cavità orbitaria. Il medicinale, che potrebbe evitare ai pazienti molteplici interventi invasivi, è stato rapidamente approvato. Nel 2020 le vendite hanno raggiunto US$280 milioni, un dato ben superiore alle stime di consensus, pari a US$27 milioni, e tra i migliori di sempre per un nuovo medicinale contro una malattia rara.8 Ancor più sorprendente è la crescita esponenziale registrata durante la pandemia, in una fase in cui l’accesso alle normali cure mediche era spesso limitato o ritardato.

Figura 3: Vendita di farmaci blockbuster (miliardi US$)

Fonte: Janus Henderson, ISI Research. Dati al 31 dicembre 2020. Farmaci blockbuster => vendite pari a $1 miliardo (USD).

Altri medicinali di recente introduzione, per contro, hanno risentito degli sconvolgimenti causati dal COVID e non si esclude quindi una ripresa delle vendite nel 2021. Un esempio è quello di MiSight, una lente a contatto morbida approvata dall’FDA a novembre 2019 in grado di rallentare la progressione della miopia nei bambini tra gli 8 e i 12 anni. La sospensione pressoché totale delle visite optometriche durante la pandemia ha comportato vendite deludenti. Ad oggi negli USA circa il 15% dei clinici ha ricevuto una formazione su MiSight grazie a programmi di training da remoto. La ripresa delle visite in studio potrebbe innescare un’accelerazione della domanda: circa il 30% della popolazione globale è affetto da miopia e tale percentuale dovrebbe salire al 50% da qui al 2050.9

La prossima frontiera: internet per la sanità

Come dimostrato dal caso MiSight, l’innovazione abbraccia l’intero settore sanitario. Nell’area dei dispositivi medici assistiamo a una convergenza di progressi tecnologici e scientifici senza precedenti che potrebbero cambiare la vita dei pazienti. A fine 2019 il gigante farmaceutico Eli Lilly ha annunciato una partnership con Dexcom, produttore di dispositivi per il monitoraggio continuo del glucosio. Si tratta di piccoli sensori indossabili dai pazienti diabetici in grado di misurare costantemente i livelli di zucchero nel sangue. Sono inoltre collegati a un microinfusore che, ove necessario, rilascia automaticamente l’insulina (senza bisogno del test con pungidito). Il sensore invia inoltre dati a un dispositivo wireless come lo smartphone. La partnership tra Eli Lilly e Dexcom è mirata alla raccolta di grandi volumi di dati e, con l’aiuto dell’apprendimento automatico, all’individuazione di pattern tra migliaia di pazienti che potrebbero contribuire all’elaborazione di piani di cura del diabete più efficaci.

Ci aspettiamo un’accelerazione del ricorso a servizi sanitari “connessi”, in particolare nel periodo post COVID-19. La pandemia ha messo in luce l’importanza della gestione delle comorbilità e la necessità di disporre di opzioni di cura da remoto. Negli USA vi sono circa 4 milioni di diabetici e appena il 40% delle persone affette da diabete di tipo 1 e il 15% dei malati di diabete di tipo 2 con trattamento glicemico intensivo utilizzano dispositivi di monitoraggio continuo della glicemia. Come indicato nella Figura 4, altri 30 milioni di Americani soffrono di diabete di tipo 2 senza terapia insulinica intensiva e tra questi solo l’1% circa ricorre ai dispositivi di monitoraggio continuo della glicemia. I provider di servizi sanitari sono sempre più consapevoli dei potenziali vantaggi offerti dal ricorso alla tecnologia nel lungo periodo, pertanto ci aspettiamo un aumento dei tassi di rimborso che potrebbe comportare una forte accelerazione della diffusione dei sensori tra i malati.

Figura 4: Margine di crescita

La penetrazione dei dispositivi per il monitoraggio continuo della glicemia nell’ampio mercato del diabete è modesta, di conseguenza c’è spazio per una crescita delle vendite.

Fonte: Dexcom. Se non diversamente indicato i dati si riferiscono al numero totale di diabetici per area geografica e tipologia di diabete al 31 dicembre 2020.

Equilibrio tra rischi e opportunità

L’entusiasmo per la commercializzazione dei vaccini contro il COVID-19 e i passi avanti in ambito medico hanno innescato un’impennata dei titoli di alcune società sanitarie, in particolare delle small-cap biotech attive nell’area degli studi preclinici o di fase iniziale. Riteniamo sia fondamentale un approccio cauto, soprattutto nei casi in cui la validità delle scoperte scientifiche non è ancora confermata e i ricavi sono inesistenti. Le ricerche nel settore mostrano che il 90% dei farmaci candidati all’approvazione non supera i trial clinici. Inoltre, in base alla nostra esperienza, nel 90% dei casi gli analisti di Wall Street tendono a sotto o sovrastimare il potenziale commerciale dei nuovi medicinali. A nostro parere quindi gli investitori devono essere selettivi e bilanciare valutazioni e rischi di ribasso.

D’altro canto vediamo anche opportunità promettenti. Il settore sanitario presenta uno sconto rispetto al mercato azionario nel complesso: P/E prospettico di 16,3 a fronte di 22,9 per l’indice S&P 500®10. Le azioni delle società biotech redditizie appaiono addirittura più convenienti e presentano in media un P/E prospettico di 11,1.11 Inoltre, nel 2020 100 società sono state inserite nel Nasdaq Biotechnology Index; per l’inclusione nell’indice le aziende devono avere una capitalizzazione di mercato minima di US$200 milioni. In sintesi, il settore è in rapida espansione e a nostro avviso ha ancora un significativo margine di crescita nei mesi e negli anni a venire.

1U.S. Food and Drug Administration, dati al 31 dicembre 2020.

2“Health Care Investments and Exits,” Report annuale 2021, Silicon Valley Bank.

3Jefferies, al 5 gennaio 2021.

4“The Biotech IPO Boom,” BDO Biotech Brief Winter 2021, febbraio 2021.

5“The endless frontier? The recent increase of R&D productivity in pharmaceuticals,” The Journal of Translational Medicine, 2020.

6Cancer.net, a maggio 2020.

7U.S. Food and Drug Administration, al 28 gennaio 2020. https://www.fda.gov/news-events/press-announcements/fda-continues-strong-support-innovation-development-gene-therapy-products

8Janus Henderson, report societari. Dati al 31 dicembre 2020.

9Janus Henderson, report societari. Dati al 31 dicembre 2020.

10Bloomberg, i dati si basano sulle stime di utile a 12 mesi dell’S&P 500 Health Care Sector e dell’S&P 500 Index al 15 marzo 2021. L'S&P 500® Health Care Sector comprende le società inserite nell'S&P 500 che in base alla classificazione GICS® rientrano nel settore sanitario.

11Bloomberg, dati per le società biotecnologiche in base alla classificazione GICS al 15 marzo 2021.

Per saperne di più

Queste sono le opinioni dell'autore al momento della pubblicazione e possono differire da quelle di altri soggetti/team di Janus Henderson Investors. Eventuali titoli, fondi, settori e indici citati nel presente articolo non costituiscono né fanno parte di alcuna offerta o invito all'acquisto o alla vendita.

 

I rendimenti passati non sono indicativi di rendimenti futuri. Tutti i dati dei rendimenti includono sia il reddito che le plusvalenze o le eventuali perdite ma sono al lordo dei costi delle commissioni dovuti al momento dell'emissione.

 

Le informazioni contenute in questo articolo non devono essere intese come una guida all'investimento.

 

Ai soli fini promozionali.

 

Glossario