Seguire il flusso

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Seguire il flusso

Nel 2020 il comportamento del mercato è stato dettato dai flussi: la liquidità che ha inondato il mercato, un virus che dilaga in tutto il mondo, la riconfigurazione delle filiere globali e fiumi di streaming per ragioni di lavoro e intrattenimento di massa. Jim Cielinski, Responsabile globale del reddito fisso, spiega che il fixed income è sensibile ai flussi e che la direzione dei flussi nel 2021 consentirà di determinare l’andamento dell’asset class nel prossimo anno.

In sintesi

  • Nel 2020 le aziende hanno fatto ampio ricorso ai finanziamenti per far fronte alla crisi. Nel 2021 prevediamo un rallentamento delle emissioni societarie nel quadro di un processo di risanamento dei bilanci e riduzione dell’indebitamento e solitamente la fase di ‘risanamento’ in un ciclo del credito sostiene le performance obbligazionarie.
  • Quest’anno alcuni cambiamenti strutturali già in atto hanno subito un’accelerazione. Pensiamo ad esempio alla diffusione della tecnologia o al maggiore interesse per i fattori ESG (ambientali, sociali e di governance). Si tratta di trend a senso unico che nel 2021 si rafforzeranno ancora di più. Crediamo che le società indebitate debbano posizionarsi in funzione di questi cambiamenti.
  • Le banche centrali probabilmente non inaspriranno i tassi e manterranno politiche ultra accomodanti per favorire la ripresa. I timori inflazionistici potrebbero generare volatilità e nel 2021 gli investitori potrebbero optare per coperture tattiche anche se a nostro avviso un’eventuale risalita dell’inflazione sarà solo modesta.
  • Il valore dei tradizionali bond sovrani appare scarso; la ripresa economica potrebbe innescare pressioni al rialzo sui tassi a lungo termine ma le banche centrali dovrebbero tenere sotto controllo eventuali incrementi.

I tassi a breve sono fissati dalle autorità monetarie. I tassi a lungo termine sono una conseguenza dell’andamento previsto dei tassi a breve e del premio a termine (vale a dire la remunerazione aggiuntiva pretesa dagli investitori per il rischio associato a prestiti di lungo periodo rispetto ai prestiti a breve), che dipende per lo più dalla crescita economica, dalle attese inflazionistiche e dalle dinamiche domanda/offerta. Nella maggior parte dei Paesi avanzati i tassi di riferimento a breve sono prossimi allo zero e difficilmente si scosteranno da tali livelli, quindi nel 2021 sarà pressoché impossibile ottenere dai titoli di Stato le stesse plusvalenze di quest’anno. Tutto dipende dal premio a termine.

Nel 2020 le aree del reddito fisso più sensibili al credito sono state in gran parte risparmiate dalla catastrofe grazie ai tempestivi e consistenti interventi monetari e fiscali volti ad arginare la crisi economica. La solida ripresa del mercato del credito osservata da aprile mette in ombra le perdite subite a inizio anno. Gli spread creditizi di fine 2020 sono tuttora più ampi rispetto al periodo pre-COVID e nel 2021 prevediamo un’inversione della leadership di mercato: i segmenti più sensibili al credito, come le obbligazioni high yield e i titoli cartolarizzati (strumenti che raggruppano più asset finanziari per creare nuovi titoli) sovraperformeranno i bond governativi vulnerabili ai tassi di interesse, che ormai offrono agli investitori solo l’importo della cedola.

In cerca di un compromesso

I commentatori si sono stupiti della facilità con cui gli investitori hanno assorbito il volume record di emissioni sul mercato primario, ma del resto se una società o un governo è in grado di lanciare obbligazioni è molto probabile che vi sia una controparte disposta a comprarle. La domanda è stata trainata dalla costante ricerca di reddito. Negli Stati Uniti, le nuove operazioni societarie in ambito investment grade e high yield avevano raggiunto US$2.073 miliardi già a fine ottobre, superando il livello record dell’intero esercizio 2017, come illustrato nell’Allegato 1.

Allegato 1: Emissioni lorde di obbligazioni societarie negli USA per anno di calendario (miliardi di US$)

Fonte: SIFMA, emissioni intero esercizio, *il dato del 2020 comprende il periodo da inizio anno al 31 ottobre 2020.

Le società hanno fatto il pieno di finanziamenti seguendo la massima “go big and go early” (fai le cose in grande e fallo subito). Di norma è più facile (e meno costoso) contrarre prestiti se sembri meno disperato. In presenza di tassi di interesse e rendimenti obbligazionari così bassi i costi di mantenimento delle riserve di liquidità in eccesso in un contesto incerto sono modesti. Alcune società hanno semplicemente parcheggiato questa liquidità in bilancio e hanno quindi registrato un incremento solo modesto del debito netto. La nostra sensazione è che nel 2021 la leva finanziaria (l’indebitamento) diminuirà in concomitanza con l’aumento degli utili.

Le emissioni di obbligazioni con scadenza 0-3 anni sono diminuite del 6% rispetto al 2019, benché nel 2020 si sia registrato un volume complessivo di nuove emissioni più elevato.

Mano tesa dei governi

La velocità della riduzione dell’indebitamento dipenderà dall’andamento della pandemia e dai progressi sui vaccini. Nella prima metà del 2020 molti Paesi hanno decretato la chiusura di gran parte delle attività economiche sperando si trattasse di una soluzione una tantum. Le autorità intendevano aiutare le imprese a colmare il vuoto creato causato dal lockdown con ampie iniezioni di liquidità e misure fiscali. Alla luce delle nuove misure di contenimento, i governi dovranno tendere più di una mano e aumentare le dosi di liquidità. Nel frattempo le società, consapevoli della possibilità di più ondate epidemiche, hanno cercato protezione tramite prestiti a lungo termine per evitare di dover ricorrere nuovamente a finanziamenti a breve.

Potremmo dire che la crisi da coronavirus ha interrotto il normale ciclo del credito, anticipando la fase recessiva al 2020 e la fase di ripresa al 2021. Di norma, questa fase del ciclo del credito è associata a una sovraperformance dei mercati creditizi a fronte di un aumento dei ricavi e del risanamento dei bilanci societari, che spesso comportano una contrazione degli spread.

“Potremmo dire che la crisi da coronavirus ha interrotto il normale ciclo del credito, anticipando la fase recessiva al 2020 e la fase di ripresa al 2021.”

Al pari delle agenzie di rating, anche noi riteniamo che i tassi di default raggiungeranno il picco nella prima metà del 2021 per poi diminuire rapidamente. Una delle differenze fra questa crisi e la precedente è la buona capitalizzazione del comparto bancario. I settori più colpiti dalla pandemia, come energia, vendite al dettaglio e ricezione, subiranno le conseguenze peggiori, ma questa flessione creerà selezionate opportunità per gli investitori capaci di analizzare i fondamentali creditizi. La dispersione sarà un’altra caratteristica del 2021, poiché si prevedono performance eterogenee a livello di settori ed emittenti, e le novità sul fronte geopolitico e in campo clinico potrebbero generare volatilità. Probabilmente ci saranno più angeli caduti, ma nel 2020 il mercato high yield ha già dimostrato di poter assorbire una gran quantità di titoli declassati dalla categoria investment grade.

Per altre asset class, come ABS (asset-backed securities) e MBS (mortgage-backed securities), strumenti garantiti da un pool di asset tipo prestiti, debiti di carte di credito, locazioni o mutui, la situazione è diversa. Questi segmenti non hanno registrato un forte incremento dei livelli di indebitamento negli ultimi 10 anni ed erano meglio posizionati prima dello scoppio della pandemia. Per il 2021 ci attendiamo un consistente aumento della domanda di questi strumenti come fonte alternativa di reddito. Benché meno liquidi di molte obbligazioni corporate, essi offrono diversificazione in base alla gerarchia e migliorano l’affidabilità creditizia. Anche in questo caso sarà fondamentale la selezione titoli, poiché alcuni segmenti (come prestiti e mutui residenziali) sono efficacemente protetti contro lo scenario peggiore. Altri, come i mutui garantiti da uffici o locali commerciali, potrebbero essere più vulnerabili a un prolungamento della pandemia.

La ripresa dovrebbe sostenere i settori più ciclici, ma sarà importante capire quali sono stati irrimediabilmente compromessi dalla crisi. Crediamo che i cambiamenti strutturali nel solco dell’innovazione tecnologica abbiano subito un’accelerazione e che nel 2021 l’interesse per i fattori ambientali, sociali e di governance aumenterà ancora. Dato il maggior numero delle banche a livello globale che negano prestiti alle imprese non in linea con determinati criteri ESG, crescerà anche la pressione sui mercati del debito per l’integrazione dei principi ESG, soprattutto se gli USA inizieranno a promuovere programmi più “verdi”. Crediamo si stia creando un circolo virtuoso sempre più robusto in cui le società con credenziali ESG migliori potranno finanziarsi a costi relativamente inferiori.

La forma dell’acqua

Molto dipenderà dal tipo di stimoli che riceveremo nel 2021. La politica fiscale rimarrà un nodo cruciale. Sino a che la domanda di cittadini e imprese non aumenterà, i governi dovranno tappare i buchi per non rischiare una profonda contrazione economica. Per sganciare l’economia dagli stimoli fiscali occorrerà del tempo e il confine tra monetizzazione del debito e fiscal spending può diventare ancora più labile dal momento che le banche centrali continuano ad agire come acquirenti di ultima istanza. Per certi versi la Teoria Monetaria Moderna1 potrebbe essere già in atto. Probabilmente i Paesi europei prolungheranno la cassa integrazione sino a che sarà necessario e il Congresso USA approverà un nuovo pacchetto di misure dopo la fine del tumulto post elettorale.

“Nulla è più definitivo di un programma governativo provvisorio.” -Milton Friedman, economista

Un consistente incremento della spesa è normale in tempo di guerra, e in effetti i governi hanno ingaggiato una battaglia economica e medica contro la COVID-19. Ci sarà indubbiamente chi parlerà di debito statale fuori controllo, ma voci simili circolano da decenni e raramente hanno un ascendente sui mercati, sino a che questi hanno fiducia nell’adempimento del servizio del debito. L’Italia è un caso emblematico: come mostra l’Allegato 2, il rapporto fra livelli di debito e costi di finanziamento è modesto e di norma in presenza di un indebitamento più elevato i rendimenti dei bond governativi tendono a scendere e ad attestarsi su livelli bassi.

Allegato 2: Rapporto fra debito pubblico e PIL in Italia e rendimento decennale dal 1861

Fonte: IMF, Bloomberg, Banca D’Italia, Janus Henderson Investors, dal 1861 al 2020. I dati dal 2020 al 2021 integrano previsioni del FMI. Le previsioni costituiscono delle stime e non sono garantite. Le performance passate non sono indicative dei risultati futuri.

La continua ripresa dovrebbe trasmettersi anche ai mercati valutari. Il dollaro USA è un barometro inverso della crescita globale, cioè si rafforza quando la crescita è relativamente debole (perché gli investitori spesso considerano l’USD un porto sicuro) e perde valore quando la crescita procede bene. La ripresa mondiale dovrebbe quindi comportare un deprezzamento del biglietto verde. In tale contesto, nel 2021 ci attendiamo nuovi flussi verso le obbligazioni dei mercati emergenti, che compenseranno parte dei deflussi registrati nel 2020, di cui riferiamo all’Allegato 3. Un disgelo nei rapporti fra USA e Cina non guasterebbe.

Allegato 3: Flussi netti verso i fondi dei mercati emergenti (US$ miliardi)

Fonte: Fondo Monetario Internazionale, World Economic Outlook, ottobre 2020, da gennaio 2017 a settembre 2020.

È difficile rafforzare la politica monetaria rispetto ai livelli attuali. Non crediamo che la Federal Reserve USA (Fed) e la Bank of England siano disposte a portare i tassi in territorio negativo, visti i risultati discutibili ottenuti in Europa e Giappone.

E non prevediamo neppure un rialzo dei tassi a breve nei principali Paesi sviluppati nel 2021. Le banche centrali hanno comunque intenzione di mantenere politiche accomodanti, una linea che dovrebbe contenere la volatilità sui mercati. Le nostre previsioni si basano su due fattori. In primo luogo, oggi i funzionari delle banche centrali hanno ben chiaro l’effetto “cul de sac” di un inasprimento prematuro della politica monetaria: negli anni ‘90 del secolo scorso un intervento di questo tipo paralizzò la ripresa del Giappone gettando al vento un intero decennio. Non dimentichiamo che la Fed ha aspettato sette anni per alzare i tassi di interesse dopo la crisi finanziaria globale del 2007-2008 e che nel 2013 causò il cosiddetto ‘taper tantrum’ quando accennò alla riduzione dei programmi di acquisto di asset2. In secondo luogo, la Fed ha manifestato esplicitamente l’intenzione di mantenere i tassi invariati ricorrendo a un target di inflazione media flessibile (flexible average inflation targeting, FAIT) lo scorso agosto. L’istituto è disponibile a tollerare un’inflazione (aumento dei prezzi) oltre il 2% nel breve periodo.

Molto rumore per nulla

La politica monetaria può essere di sostegno anche in assenza di nuovi interventi. Quando i tassi sono stabili su livelli bassissimi e l’inflazione sale, i tassi reali (rettificati per l’inflazione) tendono a scendere. Di conseguenza il costo reale di finanziamento diminuisce, invogliando le imprese a investire e le famiglie a chiedere prestiti. Non è un caso che i mercati residenziali di Stati Uniti, Svezia e Australia siano rimasti attivi durante la crisi: lì i tassi reali sono scesi o rimasti su livelli modesti. Dobbiamo tuttavia tenere a mente che le politiche monetarie espansive possono favorire un’eccessiva esposizione al rischio.

La Fed è stata inoltre molto brava a sfruttare la comunicazione per ottenere i risultati auspicati. Ad esempio, ha annunciato programmi di acquisto di obbligazioni societarie, ma gli acquisti effettivi sono stati irrisori: il semplice fatto che la banca centrale USA stesse fornendo una rete di protezione è stato sufficiente a sostenere la domanda privata che ha assorbito le emissioni. A inizio novembre 2020 il Primary Market Corporate Credit Facility della Fed non era stato ancora utilizzato e il Secondary Market Corporate Credit Facility aveva assorbito appena US$13,5 miliardi di obbligazioni societarie ed ETF del segmento corporate, vale a dire solo lo 0,2% di un mercato che vale US$ 8.700 miliardi3.

“L’Europa è in un certo senso più dipendente dal supporto tecnico e, date le profonde differenze fra le varie economie dell’Eurozona, forse in questa regione più che in altre la politica monetaria avrà un impatto diretto sui rendimenti finanziari.”

Sulla sponda opposta dell’Atlantico, la Banca Centrale Europea (BCE) ha effettuato ingenti acquisti nell’ambito di un programma analogo e al momento detiene bond societari per € 243 miliardi4. L’Europa è in un certo senso più dipendente dal supporto tecnico e probabilmente questi programmi proseguiranno anche nel 2021. Le decisioni della BCE saranno decisive e, date le profonde differenze fra le varie economie dell’Eurozona, forse in questa regione la politica monetaria avrà il maggiore impatto diretto sui rendimenti finanziari.

Flussi attesi

Vi sono ancora grandi riserve di liquidità inutilizzate: al 31 ottobre 2020 i fondi del mercato monetario USA contavano circa US$ 4.000 miliardi, un terzo in più rispetto a fine 2009, subito dopo l’ultima crisi globale5. Il 2021 porta con sé maggiori certezze sul fronte politico statunitense, che rappresentava una variabile molto importante. Prevediamo inoltre ulteriori progressi sul fronte medico nella lotta contro la COVID-19, in termini di terapie più efficaci o di una campagna di vaccinazione. Un vaccino ha risvolti economici molto più ampi di un pacchetto fiscale.

Dato che i tassi di interesse sulla liquidità sono ridicoli, crediamo che gli investitori desiderino far fruttare un po’ di denaro investendolo in azioni e obbligazioni. Se le banche centrali seguiteranno ad assorbire debito governativo molti continueranno a considerare le emissioni societarie investment grade di qualità superiore alla stregua di “titoli sovrani” che offrono rendimenti più elevati a fronte di un rischio di capitale supplementare accettabile. Ci sono ovviamente dei dubbi sull’efficacia delle obbligazioni governative come protezione contro il rischio azionario. Soprattutto perché la prospettiva di un aumento “compensatorio” dei prezzi obbligazionari diminuisce quando i rendimenti non possono scendere ancora di molto. Ma le obbligazioni offrono tuttora una certa stabilità del capitale e quelle a breve scadenza, che presentano un rischio di duration (la sensibilità alle variazioni dei tassi di interesse) inferiore, dovrebbero continuare a offrire reddito senza eccessiva volatilità del capitale.

L’altro grande dubbio riguarda l’incremento della massa monetaria e la sua capacità di alimentare l’inflazione. Nel 2021 si prevede un rialzo dei prezzi in conseguenza degli effetti base, e poiché di norma l’inflazione viene misurata in termini di variazione percentuale anno su anno, si attende un incremento esorbitante rispetto ai livelli eccezionalmente bassi del 2020 dovuti al crollo della domanda e del petrolio. Noi crediamo che eventuali rincari avranno vita breve e non si tradurranno in un aumento duraturo dell’inflazione. Le spinte disinflazionistiche provenienti dal settore tecnologico, lo spettro di una maggiore disoccupazione e l’output gap creato dalla crisi di COVID-19 dovrebbero impedire ai prezzi di correre troppo, tuttavia terremo gli occhi aperti sull’andamento delle commodity e sulle variazioni della velocità di circolazione della moneta (il passo con cui la moneta gira nel sistema economico) che potrebbero intaccare la nostra tesi. Nel 2020, la velocità di circolazione della moneta è diminuita drasticamente, come mostra l’Allegato 4, diluendo l’impatto della crescita dell’offerta monetaria e frenando le pressioni inflazionistiche; sarebbe preoccupante se entrambi iniziassero a salire di pari passo.

Allegato 4: Variazione a/a dell’offerta monetaria e velocità di circolazione del denaro

Fonte: Bloomberg, Janus Henderson Investors, dal 30 settembre 1960 al 30 settembre 2020.

L’inflazione rappresenta una possibile fonte di volatilità (come nel 2013 in occasione del taper tantrum) nel momento in cui i mercati temono un imminente inasprimento della politica monetaria. Il previsto aumento dei rendimenti governativi nel 2021 sarà a nostro avviso solo modesto, nell’ordine di poche decine di punti base e non di punti percentuali. L’esposizione a tassi variabili o strumenti come i TIPS (Treasury Inflation‑Protected Securities) potrebbero offrire protezione contro il rischio di tasso.

La volatilità e la performance degli asset rischiosi sono strettamente correlate, come pure il desiderio degli investitori di detenere asset meno liquidi. Dato il contesto di rendimenti scarsi, la ricerca di reddito non si arresterà. Inoltre, crescerà la domanda di diversificazione del reddito. Debito emergente, ABS, corporate bond: la ricerca si allargherà a nuove categorie di asset. Generalmente i cicli delle varie asset class non sono perfettamente allineati, pertanto è possibile combinare gli investimenti in modo da ottenere performance più sostenibili. Con riferimento al prossimo anno, ABS e MBS sembrano particolarmente adatti allo scopo; sebbene molti investano in obbligazioni societarie, un piccolo gruppo di investitori ha puntato sul debito cartolarizzato. L’idea che tali strumenti possano dare frutti anche in un contesto di ripresa globale dovrebbe sostenere il segmento nel 2021.

Le pressioni al rialzo sui tassi probabilmente aumenteranno man mano che la ripresa prenderà piede, ma eventuali rialzi saranno tenuti sotto controllo dalla politica aggressiva delle banche centrali e da un’inflazione addomesticata. Prevediamo che la ripresa economica, un lieve incremento dell’inflazione e l’insaziabile fame di rendimento sosterranno i segmenti obbligazionari ad alto rendimento, alimentando la domanda di corporate bond e MBS. Tuttavia le valutazioni attuali riflettono già gran parte dei progressi attesi, e occorreranno fondamentali migliori per innescare un consistente incremento delle performance nel 2021. Le banche centrali faranno del loro meglio per contrastare la volatilità, un compito nel quale ormai eccellono, ma gli investitori dovrebbero prepararsi a sporadiche e forse brusche interruzioni di questo trend. L’inizio del 2021 si preannuncia già diviso tra pandemia e ripresa trainata dai vaccini, due forze che probabilmente vedremo contrapporsi per tutto l’anno. Agli investitori consigliamo di mantenere l’agilità necessaria per reagire a ogni segnale di crescita o iniezione di liquidità e saper sfruttare le perturbazioni del mercato. I bassi tassi di interesse, l’accelerazione dei trend di lungo periodo e gli interventi delle autorità hanno alterato in modo permanente il panorama e occorre un nuovo quadro di riferimento.

1Teoria Monetaria Moderna: Teoria economica non convenzionale secondo la quale i governi che controllano la moneta nazionale possono spendere liberamente sino a che l’economia non raggiunge la piena capacità; i deficit non contano dal momento che i governi possono creare moneta per ripagare i debiti nella valuta nazionale; l’inflazione può essere controllata alzando le tasse o drenando liquidità dal sistema.

2Taper tantrum: Periodo del 2013 in cui i rendimenti obbligazionari salirono drasticamente sulla scia dei timori di una riduzione (tapering) degli acquisti di asset da parte della Fed, possibile preludio di un inasprimento dei tassi di interesse.

3Fonte: Federal Reserve Statistical Release, 5 novembre 2020. Discorso di Daleep Singh, Executive Vice President, Federal Reserve Bank of New York, ‘The Federal Reserve’s Corporate Credit Facilities: Why, How and For Whom’, 20 ottobre 2020. La Fed ha istituito il Primary Market Corporate Credit Facility (PMCCF) e il Secondary Market Corporate Credit Facility (SMCCF) in data 23 marzo 2020. Il PMCCF offre accesso al credito alle società investment grade e a determinate società che rientravano nella fascia investment grade il 22 marzo 2020, per consentire loro il proseguimento dell’attività operativa durante la crisi scatenata dalla pandemia. Il SMCCF fornisce liquidità al mercato delle obbligazioni societarie in circolazione acquistando sul secondario titoli corporate emessi da società USA investment grade o da determinate società USA appartenenti alla categoria investment grade il 22 marzo 2020, nonché determinati ETF statunitensi quotati che offrono ampia esposizione al mercato delle obbligazioni societarie USA.

4Fonte: BCE, posizioni in obbligazioni societarie al 6 novembre 2020 detenute ai sensi del Corporate Sector Purchase Programme e del Pandemic Emergency Purchase Programme.

5Fonte: Refinitiv Datastream, Federal Reserve USA, asset aggregati dei fondi del mercato monetario per investitori istituzionali e retail al 31 dicembre 2009 e al 31 ottobre 2020.

Glossario

Titolo garantito da attività (ABS): Un titolo finanziario garantito da attività quali prestiti, debiti di carte di credito o leasing. Offre agli investitori la possibilità di investire in un'ampia varietà di asset che generano reddito.

Punti base (pb): Un punto base è pari a 1/100 di punto percentuale. 1 pb = 0,01%, 100 pb = 1%.

Cedola: Pagamento periodico di interessi su un’obbligazione. È espressa in percentuale del valore nominale dell’investimento.

Fondamentali creditizi / fondamentali societari: Informazioni che contribuiscono alla valutazione di un titolo, come gli utili o il livello di indebitamento della società o il giudizio sul suo team di gestione, nonché fattori economici più generali.

Spread / differenziale di credito: La differenza di rendimento tra titoli con scadenza analoga ma merito di credito diverso. Un ampliamento degli spread è generalmente indice di un deterioramento dell’affidabilità creditizia delle società emittenti. Al contrario, una contrazione indica un miglioramento dell'affidabilità creditizia.

Settori ciclici: Settori formati da società che vendono beni di consumo voluttuari, come le auto, o settori molto sensibili alle variazioni economiche, come quello minerario. I prezzi delle azioni e delle obbligazioni emesse da società cicliche tendono a essere molto più vulnerabili agli alti e bassi dell’economia rispetto a quelli delle società non cicliche.

Monetizzazione del debito: L’acquisto diretto di titoli di Stato da parte di una banca centrale, anche con moneta creata appositamente; in altre parole la banca centrale finanzia il deficit pubblico assottigliando il confine tra politica fiscale e politica monetaria.

Default: Il mancato pagamento degli interessi o il mancato rimborso del capitale da parte di un debitore (un emittente di obbligazioni, e nello specifico una società che emette corporate bond) nei termini previsti.

Riduzione dell’indebitamento: Una società che riduce i prestiti/debiti contratti in rapporto al proprio patrimonio.

Duration: Misura la sensibilità del prezzo di un'obbligazione alle variazioni dei tassi di interesse. Quanto più lunga è la duration di un'obbligazione, tanto maggiore è la sua sensibilità alle variazioni dei tassi di interesse, e viceversa.

Fattori ambientali, sociali e di governance (ESG): sono tre criteri chiave utilizzati per valutare l'impatto etico e le pratiche sostenibili di un'azienda. Gli investimenti ESG o sostenibili tengono conto di fattori che esulano dall'analisi finanziaria tradizionale. L’integrazione dei criteri ESG può limitare gli investimenti disponibili e comportare performance ed esposizioni diverse da quelle del mercato nel suo complesso e più concentrate in determinate aree.

Angelo caduto: Obbligazione investment grade che ha subito un declassamento a una categoria inferiore a causa del deterioramento delle condizioni finanziarie dell'emittente.

Sostegno fiscale / politica fiscale / stimoli fiscali: La linea seguita da un governo per la determinazione delle aliquote fiscali e dei livelli di spesa. È distinta dalla politica monetaria, la cui definizione spetta alle banche centrali. L’austerità fiscale prevede l’aumento delle imposte e/o il taglio della spesa pubblica nel tentativo di ridurre l’indebitamento statale. Per espansione fiscale (o stimolo) si intende un incremento della spesa pubblica e/o una riduzione delle imposte.

Obbligazione high yield: Un'obbligazione con un merito di credito (rating) più basso rispetto a un'obbligazione investment grade. Detta anche obbligazione di qualità inferiore a investment grade. Queste obbligazioni comportano un rischio maggiore di default dell'emittente sui pagamenti, pertanto abitualmente sono emesse con una cedola più alta per compensare il rischio aggiuntivo.

Inflazione: Il tasso di aumento dei prezzi di merci e servizi in una economia. È il contrario di deflazione.

Obbligazione investment grade: Un'obbligazione emessa da governi o società il cui rischio di non adempiere agli impegni di pagamento è percepito come relativamente basso. La qualità più elevata di tali obbligazioni è espressa tramite rating più alti rispetto a quelli di obbligazioni ritenute avere un maggiore rischio di default, ad esempio le obbligazioni high yield.

Indebitamento: Il livello dei debiti contratti da una società, di norma espresso come rapporto tra il debito e il capitale azionario tra il debito e gli utili della società stessa. Ridurre l’indebitamento significa diminuire il livello dei debiti.

Liquidità: La capacità di acquistare o vendere un determinato titolo o asset sul mercato. Gli asset che possono essere negoziati facilmente sul mercato (senza causare oscillazioni importanti dei prezzi) sono definiti “liquidi”.

Scadenza: La data di scadenza è il momento in cui il capitale e/o gli interessi relativi a un debito devono essere interamente rimborsati ai creditori.

Sostegno monetario / politica monetaria / stimoli monetari: Insieme degli interventi di una banca centrale mirati a influenzare il livello di inflazione e crescita in un'economia. Tra questi rientrano il controllo dei tassi di interesse e l’offerta di moneta. Quando si parla di stimoli monetari ci si riferisce all’aumento dell'offerta di moneta e alla riduzione del costo di finanziamento da parte di una banca centrale. Per inasprimento monetario si intende invece l'attività della banca centrale volta a contenere l'inflazione e a rallentare la crescita economica tramite il rialzo dei tassi di interesse e la riduzione dell'offerta di moneta.

Offerta di moneta: La quantità totale di moneta all'interno di un'economia. La definizione di offerta di moneta (M1) in senso stretto comprende le banconote e le monete in circolazione e gli strumenti equivalenti che possono essere facilmente convertiti in contante. La definizione più ampia (M2) comprende vari tipi di depositi bancari a lungo termine, meno liquidi.

Titolo garantito da ipoteca (MBS): Un titolo garantito da una serie di prestiti ipotecari. Gli investitori ricevono pagamenti periodici derivati dalle ipoteche sottostanti, simili a cedole. Strumento simile a un titolo garantito da attività.

Tassi reali: Il rendimento nominale di un'obbligazione meno il tasso di inflazione atteso.

Credito cartolarizzato: Si riferisce a strumenti a reddito fisso che aggregano attività finanziarie per creare nuovi titoli da commercializzare e vendere agli investitori.

Cambiamento strutturale: Condizione economica che si crea quando si modificano le modalità operative o di funzionamento di un settore o un mercato. Tale variazione potrebbe essere attribuibile a nuovi sviluppi economici, a cambiamenti nei pool di capitali e sul mercato del lavoro, alle dinamiche domanda/offerta di risorse naturali, a novità sul fronte politico o normativo, al regime fiscale, ecc.

TIPS (Treasury Inflation-Protected Security): Un tipo di titoli del Tesoro emessi dal governo statunitense indicizzati all'inflazione per proteggere gli investitori da un calo del potere d'acquisto.

Volatilità: La rapidità e l'ampiezza delle oscillazioni positive o negative del prezzo di un portafoglio, un titolo o un indice di mercato. Se le oscillazioni di prezzo sono ampie, la volatilità è alta. Se le oscillazioni di prezzo sono più lente e meno ampie, la volatilità è bassa. Si utilizza per misurare la rischiosità di un investimento.

Rendimento: Il livello di reddito di un asset, generalmente espresso in percentuale.

Queste sono le opinioni dell'autore al momento della pubblicazione e possono differire da quelle di altri soggetti/team di Janus Henderson Investors. Eventuali titoli, fondi, settori e indici citati nel presente articolo non costituiscono né fanno parte di alcuna offerta o invito all'acquisto o alla vendita.

 

I rendimenti passati non sono indicativi di rendimenti futuri. Tutti i dati dei rendimenti includono sia il reddito che le plusvalenze o le eventuali perdite ma sono al lordo dei costi delle commissioni dovuti al momento dell'emissione.

 

Le informazioni contenute in questo articolo non devono essere intese come una guida all'investimento.

 

Ai soli fini promozionali.

 

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