La svalutazione dell’euro prospetta un anno eccezionale per chi investe in strumenti a generazione di reddito, nonostante il previsto calo dei dividendi globali in dollari

18/05/2015

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​Lunedì, 18 maggio 2015

Punti chiave
 
  • Nel 1° trimestre i dividendi globali si sono attestati a 218,0 miliardi di dollari, in calo del 6,3% rispetto all’anno precedente, registrando la flessione più consistente dal 1° trimestre 2010.
  • L’indice Henderson Global Dividend è sceso a 158,2.
  • Buona parte della flessione complessiva dipende dall’impatto una tantum del tracollo dei dividendi speciali. Al rallentamento del tasso di crescita ha contribuito anche il deciso rafforzamento del dollaro.
  • I dividendi europei sono scesi del 2,0% (su base complessiva) attestandosi a quota 34,3 miliardi di dollari, +15.2% (del sottostante)
  • La crescita globale sottostante sembra incoraggiante: +10,9% rispetto all’anno precedente.
  • La crescita robusta negli Stati Uniti è stato il fattore più rilevante, infatti le imprese americane hanno distribuito dividendi record per 99,4 miliardi di dollari nel 1° trimestre.
  • Le previsioni per i dividendi 2015 sono scese a 1.130 miliardi di dollari, registrando complessivamente un calo del 3,0% rispetto al 2014.
 
Nel primo trimestre i dividendi globali sono scesi a 218,0 miliardi di dollari, -6,3% su base annua in dollari. Sono in calo per il secondo trimestre consecutivo, con la flessione più profonda dal primo trimestre 2010 secondo l’indice Henderson Global Dividend. Tuttavia, questo dato complessivamente deludente cela un risultato più incoraggiante. La crescita sottostante, che esclude dividendi speciali, oscillazioni valutarie e altri fattori, sale del 10,9% rispetto all’anno precedente. Per gli investitori in euro il dato è ancora più significativo se consideriamo la svalutazione della moneta unica.
 
La profonda flessione registrata nel 1° trimestre dipende principalmente dal fatto che Vodafone non ha replicato il pagamento del dividendo speciale da 26 miliardi di dollari distribuito lo scorso anno, mentre abbiamo dovuto fare i conti con una netta rivalutazione del dollaro americano. Il valore dei dividendi distribuiti in molteplici valute viene convertito in dollari a un tasso di cambio più basso, e questa operazione è costata agli investitori in dollari 15,9 miliardi nel trimestre. In alcune regioni, soprattutto in Giappone, Europa e nei mercati emergenti, l'effetto è assai pronunciato. L’impatto sul tasso di crescita complessivo nel 1° trimestre corrisponde a un calo di sette punti percentuali, l’effetto trimestrale dei cambi più ampio dal 2° trimestre 2011.
 
Gli Stati Uniti dominano nel primo trimestre, con oltre la metà del totale, pertanto la rapida crescita dei dividendi distribuiti dalle imprese americane ha fornito un contributo molto positivo nel trimestre. Le aziende americane hanno distribuito dividendi record per 99,4 miliardi di dollari nel 1° trimestre, in aumento del 14,8% su base complessiva (+11,2% sottostanti). È il quinto trimestre consecutivo con aumenti a due cifre, a conferma del ruolo degli Stati Uniti come motore della crescita dei dividendi su scala globale. Tutti i settori negli Stati Uniti hanno incrementato la distribuzione dei dividendi, ad eccezione delle compagnie assicurative, e i dividendi distribuiti nel Paese superano di gran lunga la media globale dal 2009. In Canada i dividendi complessivi sono scesi del 4,5% attestandosi a 8,8 miliardi di dollari: la flessione dipende quasi interamente dalla debolezza del dollaro canadese. I dividendi sottostanti sono saliti di ben il 9,8%.
 
Meno positivo il primo trimestre in Europa, che rappresenta solo un settimo dei dividendi annuali totali. I dividendi europei sono scesi del 2,0% (su base complessiva) a quota 34,3 miliardi di dollari, con una perdita in valuta di 6,1 miliardi di dollari, che significa un calo del tasso di crescita in dollari di 18 punti percentuali. Al contrario, la crescita sottostante nel 1° trimestre è stata notevole (+15,2%), per quanto sarà difficile confermarla per il resto dell'anno. Pochissime imprese hanno distribuito il dividendo, ma la crescita più rapida dei dividendi sottostanti è attribuibile a Germania, Spagna e Francia, mentre gli altri Paesi evidenziano risultati eterogenei. Nel 1° trimestre si sono distinte in particolare le società svizzere Roche e Novartis con una distribuzione complessiva di 13 miliardi di dollari. Il Giappone, con una distribuzione contenuta nel 1° trimestre, ha evidenziato una tendenza analoga, caratterizzata da una buona crescita dei dividendi sottostanti ridotta dalla debolezza della valuta.
 
In Asia del Pacifico, i dividendi per 12,7 miliardi di dollari sono saliti dell’11,7% su base complessiva rispetto a un anno fa, con una crescita dei sottostanti del 18,3%. Il principale fattore di correzione è la valuta a causa della forte flessione del dollaro australiano nonostante l’Australia registri la crescita più rapida della regione nei dividendi sottostanti, ben oltre Hong Kong e Singapore.
 
I dividendi nei mercati emergenti sono stati favoriti molto dalla Russia. Sono saliti del 13,7% su base complessiva attestandosi a quota 15,6 miliardi di dollari, ma i dividendi sottostanti sono saliti del 30% al netto delle flessioni valutarie e altre rettifiche. Dopo un 2014 sotto tono, la Russia, più imprevedibile che mai, ha più che raddoppiato le distribuzioni in dollari (triplicato in rubli). Il Brasile, in calo in termini complessivi, evidenzia una crescita al netto delle rettifiche dovute alla flessione del real, mentre i dividendi in India complessivamente sono scesi.
 
Da un punto di vista settoriale, finanziari e beni di consumo sono cresciuti rapidamente, Stati Uniti in testa. Il settore sanitario, al secondo posto nel 1° trimestre, ha registrato una crescita dei dividendi relativamente contenuta, in calo anche a causa della flessione dei tassi di cambio nel 1° trimestre. Ancora poco brillante la performance del settore dei servizi di pubblica utilità, in calo del 13,6% rispetto all’anno precedente (su base complessiva). Dal punto di vista della crescita dei dividendi resta il settore peggiore degli ultimi anni.
 
Poiché il dollaro americano ha continuato a salire nel secondo trimestre, controbilanciando una performance sottostante leggermente più robusta in diverse regioni, Henderson ha rivisto al ribasso le stime annue da +0,8% a -3,0% (complessivi), portando i dividendi totali a 1.134 mila miliardi di dollari, una previsione inferiore a quella di gennaio di 42 miliardi di dollari. La crescita dei dividendi sottostanti sarà prevedibilmente del 7,5%, leggermente superiore alle stime iniziali di Henderson (+6,9%).

 

Alex Crooke, Responsabile Global Equity Income di Henderson Global Investors ha dichiarato:
 
 “L’effetto provocato dalla forza del dollaro sarà ancora più evidente nel secondo trimestre quando l’Europa e il Giappone distribuiranno buona parte dei dividendi annuali. In effetti, se i tassi di cambio restano sui valori attuali, l’impatto potrebbe essere pari a 40 miliardi di dollari. I tassi di cambio possono provocare in ogni momento un impatto piuttosto consistente sui dividendi distribuiti, ma la nostra ricerca dimostra che nel tempo tendono a livellarsi, pertanto gli investitori non devono preoccuparsene particolarmente se adottano un approccio a più lungo termine. 
 
Nonostante abbiamo rivisto al ribasso le nostre stime, ci sono numerose ragioni per essere ottimisti. In Giappone, il secondo mercato azionario al mondo, è in corso un cambiamento culturale verso un aumento dei dividendi distribuiti, con la liberazione di ingenti quantità di liquidità in una regione del mondo che tradizionalmente è stata caratterizzata da bassi rendimenti. Invece in Europa, per quanto modesta, la crescita dei dividendi appare più alta del previsto. Nel frattempo gli Stati Uniti continuano a crescere e quest’anno potrebbero toccare nuovi record.
 
È probabile che i tassi di interesse e i rendimenti obbligazionari restino su livelli relativamente bassi rispetto ai dati storici, pertanto gli investimenti in azioni a generazione di reddito avranno un ruolo importante nel soddisfare le esigenze di reddito degli investitori. Nel tempo i rischi per la crescita dei dividendi diminuiscono molto se si guarda al di là dei confini del proprio mercato azionario locale.”
 
I rendimenti passati non sono garanzia dei risultati futuri. Investire sui mercati internazionali implica determinati rischi e un aumento di volatilità rispetto agli investimenti che si concentrano unicamente nel Regno Unito. Questi rischi comprendono le oscillazioni valutarie, l’instabilità economica e finanziaria, la mancanza di informazioni puntuali o affidabili, nonché le dinamiche sfavorevoli sul fronte politico e legale.

 

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Informazioni per la stampa
Ufficio stampa Henderson: 020 7818 4222 / pressoffice@henderson.com

Metodologia
Ogni anno Henderson analizza i dividendi versati dalle maggiori 1.200 aziende in termini di capitalizzazione di mercato (al 31/12, prima dell'avvio di ciascun esercizio). I dividendi vengono inseriti nel modello alla data del relativo pagamento. I dividendi vengono calcolati al lordo utilizzando il conteggio delle azioni medio alla data del pagamento (si tratta di un'approssimazione, poiché nella pratica le società stabiliscono il tasso di cambio leggermente in anticipo rispetto alla data del pagamento) e convertiti in dollari (USD) al tasso di cambio prevalente. Laddove venga offerto uno scrip dividend, si presume che gli investitori optino per un pagamento al 100% in liquidità; in questo modo il dato relativo alla liquidità versata risulterà leggermente gonfiato, tuttavia riteniamo si tratti dell'approccio più proattivo per gestire gli scrip dividend. Nella maggior parte dei mercati ciò non genera differenze di rilievo ma su alcuni, in particolare quelli europei, l'effetto è maggiore. La Spagna è uno di questi. Il modello non tiene in considerazione il flottante, dal momento che mira a rilevare la capacità delle principali aziende quotate del mondo di versare dividendi, indipendentemente dalla relativa base azionaria. I dividendi relativi ai titoli che non rientrano tra i maggiori 1.200 sono stati stimati utilizzando il valore medio di questi pagamenti rispetto ai dividendi delle large cap per il periodo quinquennale (utilizzando come fonte i dati dei rendimenti indicati). Questo significa che sono stimati a una percentuale fissa del 12,7% dei dividendi globali totali delle principali 1.200 aziende; pertanto, nel nostro modello, hanno il medesimo tasso di crescita. Non è dunque necessario effettuare ipotesi infondate circa il tasso di crescita dei dividendi delle società minori. Tutti i dati grezzi sono stati forniti da Exchange Data International e le analisi sono state svolte da Henderson Global Investors.

Henderson Global Investors

Henderson Global Investors, interamente controllata da Henderson Group plc, è una società di asset management operante a livello globale, con una solida reputazione risalente al 1934. Henderson gestisce attivi per un valore di €123.5 miliardi (al 31 marzo 2015) per conto di clienti nel Regno Unito, in Europa, nell'Asia Pacifico e nel Nord America, impiegando uno staff costituito da circa 900 persone in tutto il mondo. Tra i clienti figurano privati, banche private, distributori terzi, compagnie di assicurazione, fondi pensionistici, enti governativi e aziende. Agendo esclusivamente in qualità di gestore di investimenti, Henderson offre investimenti in titoli azionari, a reddito fisso e multi-asset, nonché in prodotti alternativi come private equity, titoli immobiliari e hedge fund.

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