Outlook 2017 John Bennett: perché lo spostamento verso il "value" favorisce l’Europa

08/12/2016

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​Quali sono gli insegnamenti del 2016?


I mercati sono una lunghissima curva di apprendimento. Se un gestore pensa di non avere più nulla da imparare, ha chiuso, perché al mercato piace umiliarci. Credo che nel 2016 molti gestori siano stati costretti a fare un bagno d’umiltà.  Altre società del settore hanno detto esattamente la stessa cosa, che è stato l’anno più duro in assoluto. Uno dei fattori che l’ha resto un anno così difficile è stata la rotazione: è stato il mercato dei trader. La rotazione è stata violenta a causa del posizionamento. La lezione principale che ho imparato nel 2016 è che forse non avevo guardato abbastanza al posizionamento. Prima c’è stato il rally dell’energia, poi è toccato al settore minerario: due aree che molti hanno evitato per diversi anni. E più recentemente negli Stati Uniti c’è stato un vero e proprio tsunami, e grazie al cielo ci trovavamo al sicuro. Per noi è insolito investire nel settore bancario, ma siamo riusciti a posizionarci per tempo. E questo grazie alle lezioni che abbiamo appreso sul posizionamento.

Quali sono i temi principali che plasmeranno i mercati in cui investirete nel 2017?

Credo che nel 2017 capiremo se stiamo effettivamente passando da un mercato growth a un mercato value su scala globale. Dalla crisi finanziaria hanno puntato tutti solamente sulla crescita, nessuno voleva investire nel valore. Non amo le etichette (growth verso value), dipende tutto dall’occhio di chi guarda. Ma credo che il Quantitative Easing stia per esaurirsi, le banche centrali ne sono consapevoli, e questo fattore riplasmerà i mercati. Pertanto ritengo che abbiamo toccato il fondo per quanto concerne i rendimenti obbligazionari su scala globale e la soglia massima per le valutazioni dei bond proxy, dove molti credevano di riposare sugli allori. A ottobre e novembre la situazione si è fatta più difficile e credo che il cambiamento sia solo all’inizio. Per avere ragione, su una cosa non posso sbagliarmi, ovvero che la deflazione non vince e che i rendimenti obbligazionari saliranno ancora (certamente non scenderanno). Se la deflazione vince e i rendimenti obbligazionari scenderanno, quest’idea è sbagliata e allora non voglio investire nel valore, ma nella cosiddetta “crescita di qualità”. Ma credo di non sbagliarmi e preferisco non puntare sui titoli growth di qualità. Questo andava bene negli ultimi dieci anni, non per i prossimi dieci anni.

Quali sono le vostre posizioni più convincenti in vista del nuovo anno?

Se alla fine del 2016 non hai dei dubbi, allora o sei strano, oppure sei più forte di me. L’ho sempre detto, attenzione al gestore che è sempre convinto su tutto in ogni momento, è un atteggiamento pericoloso. Meglio una buona dose di umiltà e nevrosi.

Dunque mi avvio verso il 2017 scosso da alcuni avvenimenti del 2016. Ma sono certo che stiamo passando da un mercato "growth" ad un mercato "value". Una delle ragioni per cui non definisco la my view in termini di 'high conviction' non è solo per via degli avvenimenti del 2016 e della fatica che hanno dovuto fare i gestori attivi, ma riguarda il settore più importante nel 2017, che non mi è piaciuto negli ultimi dieci anni, ovvero i finanziari.
 
Cosa dovrebbero aspettarsi gli investitori da questa asset class e dai vostri portafogli in futuro?

Ci sono diversi fattori interconnessi. Credo che la valuta sia uno di questi. In genere un dollaro forte fa bene alle azioni europee e meno bene alle azioni dei mercati emergenti. Se ho ragione nel dire che stiamo passando da un mercato growth a un mercato value, questo frenerà la sovraperformance dell’azionario Usa rispetto ad altre regioni. I mercati value per eccellenza sono l’Europa o il Giappone, più che gli Stati Uniti, a partire dalla natura degli indici. Dunque credo che ci saranno cambiamenti in termini di asset allocation. Ciò che mi impedisce di esserne convinto al 100% è che gli sconvolgimenti politici a cui abbiamo assistito, Brexit e Trump, si sposteranno in Europa e sarà ancora più complesso dato che non si tratta di un’unica nazione ma di un unione valutaria. La periferia tornerà a oscillare a causa dell’euro, mentre il rischio politico mi impedisce di suggerire di acquistare l’Europa rispetto agli Stati Uniti. Ma supereremo il rischio politico, e questo potrebbe creare opportunità di acquisto in Europa. Le azioni europee hanno registrato grossi deflussi questo ultimo anno, e questo mi rende molto più ottimista. Ho iniziato il 2016 su una nota non molto ottimista, ma chiudo il 2016 con un atteggiamente più positivo.

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