LA CRESCITA DEI DIVIDENDI GLOBALI DELUDE NEL 2016,

20/02/2017

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​Dati di sintesi
  • I dividendi complessivi globali sono saliti leggermente dello 0,1% nel 2016,
    attestandosi a 1.154 miliardi di dollari, mentre la crescita sottostante è stata dello
    0,6%
  • Il rallentamento negli Stati Uniti, il brusco calo in Australia, Regno Unito e mercati
    emergenti, oltre alla flessione dei dividendi straordinari e al rafforzamento del
    dollaro spiegano la crescita assente
  • La crescita negli Stati Uniti ha progressivamente rallentato nel corso del 2016,
    dopo gli aumenti a doppia cifra nel 2014 e 2015
  • In Europa la crescita è stata robusta, mentre Regno Unito, Australia e mercati
    emergenti sono rimasti piuttosto indietro
  • Le prospettive di crescita economica globale sono in miglioramento: una buona
    notizia per i dividendi
  • Henderson si aspetta una crescita sottostante del 3,2% sebbene il dollaro forte
    (presupponendo che i tassi di cambio attuali non varino) implichi una crescita
    complessiva dello 0,3% soltanto, che porterebbe i dividendi a 1.158 miliardi di
    dollari.

Fonte: Henderson Global Investors, al 31 dicembre 2016

 
Il rallentamento della crescita dei dividendi negli Stati Uniti è stato più pronunciato verso la fine
dell’anno e si riflette più facilmente nel dato sottostante. L’espansione del 6,9% nel 1° trimestre ha
rallentato e si è portata sul 2,1% soltanto nel quarto trimestre. Il dato annuale del sottostante è
dunque del +4,1% per 412,5 miliardi di dollari, a differenza degli aumenti a doppia cifra registrati nel
2014 e 2015. Dato che gli Stati Uniti sono stati il motore dei dividendi negli ultimi anni, la
decelerazione nel Paese ha inciso parecchio sull’espansione globale.

La crescita degli utili deludente, gli sforzi per rafforzare la situazione patrimoniale e la debolezza del
settore dell’energia spiegano per quale motivo la crescita negli Stati Uniti ha rallentato così tanto. I
dividendi del settore petrolifero negli Stati Uniti sono in calo per il secondo anno consecutivo e
questo ha consentito ai dividendi del settore tecnologico di posizionarsi per la prima volta al secondo
posto mentre in cima alla classifica c’è il settore farmaceutico. La crescita complessiva negli Stati
Uniti è stata soltanto dell’1,5%, più lenta del tasso sottostante, a causa del brusco calo dei dividendi
straordinari.

Mentre gli Stati Uniti hanno registrato una crescita dei dividendi positiva, nonostante il tasso più
lento, in altre regioni del mondo si sono verificate ampie flessioni. La performance peggiore tra le
principali nazioni sviluppate spetta all’Australia, principalmente a causa del calo delle distribuzioni
nel settore minerario. Esse rappresentano, infatti, quasi la totalità del calo complessivo del 10,1%
nel Paese (41,8 miliardi di dollari), il dato peggiore dal 2010. Il Regno Unito segue a ruota. I
dividendi sono scesi del 3,5% nel 2016 in termini complessivi, in calo a 92,9 miliardi di dollari, il
livello minimo dal 2012. I grandi gruppi minerari e alcune grandi aziende hanno tagliato molto i
dividendi mentre la svalutazione della sterlina, dovuta alla Brexit, ha ridotto il totale del Regno Unito
di 7,0 miliardi di dollari. I mercati emergenti sono in una situazione analoga a Regno Unito e
Australia: le distribuzioni sono scese di oltre un quinto in termini complessivi a 87,6 miliardi di dollari,
il livello minimo dal 2009. La Cina rappresenta un terzo del totale dei mercati emergenti e le
distribuzioni sono scese per il secondo anno consecutivo dato che il 50% delle aziende ha tagliato i
dividendi, in particolare PetroChina e China Construction Bank.

La crescita nei paesi europei presenta ampie divergenze ma nel complesso è solida al 4,3% (4,1%
in termini sottostanti), per un totale di 219,6 miliardi di dollari. Tra i paesi sviluppati, la Francia
registra le migliori performance in assoluto. Le banche francesi, tornate in salute, hanno
incrementato le distribuzioni del 50% circa, spingendo la crescita complessiva all’11,8%, equivalente
al 9,4% in termini sottostanti. I Paesi Bassi, hanno fatto ancora meglio, con un aumento dei dividendi
complessivi del 38,4%, anche grazie a un dividendo straordinario consistente distribuito da Ahold
dopo la fusione con Dehaize. Anche escludendo questo aspetto, la crescita sottostante nei Paesi
Bassi è stata del 18,5%: quasi ogni società ha incrementato le distribuzioni. In vetta c’è ING che ha
raddoppiato il dividendo e ha superato Unilever posizionandosi in cima alla classifica dei pagatori.
Invece, Germania, Svizzera e Italia hanno riportato solamente una crescita moderata. Molte
importanti società tedesche hanno registrato incrementi consistenti, ma il taglio del 98% operato da
Volkswagen a seguito dello scandalo sulle emissioni, e la cancellazione del dividendo di Deutsche
Bank per le preoccupazioni sul capitale, hanno contenuto il dato complessivo. Le performance
peggiori sono state quelle di Spagna, Svezia, Belgio e Austria. In Spagna, il calo delle distribuzioni di
Santander e Repsol ha fatto scendere il totale rispetto all’anno precedente, offuscando la crescita
della maggior parte delle società spagnole.

La crescita complessiva dei dividendi in Giappone è salita del 25%, anche se l’incremento è
attribuibile principalmente alla forza dello yen. Tuttavia, il tasso di cambio ha frenato la crescita degli
utili per le esportazioni giapponesi e ha contribuito a spiegare le motivazioni dietro alla mancata
crescita del sottostante. Corea del Sud e Taiwan hanno registrato una crescita esponenziale,
sebbene in entrambi i casi essa dipenda da una o due grandi aziende, mentre a Hong Kong, gli
abbondanti dividendi straordinari, in particolare di Cheung Kong Infrastructure e della società di
trasporti MTR, hanno mascherato la crescita sottostante modesta.

Nel mondo, i dividendi straordinari sono scesi molto negli Stati Uniti e in Europa, mentre sono saliti
nel Regno Unito e a Hong Kong. Complessivamente sono scesi di 3 miliardi di dollari su base annua
e questo contribuisce a spiegare per quale motivo la crescita complessiva è stata più lenta di quella
sottostante. Anche il moderato rafforzamento del dollaro ha influito su questo andamento.
Per il prossimo anno, Henderson si aspetta un aumento dei dividendi complessivi dello 0,3% per un
totale di 1.158 miliardi di dollari, sostenuti dalla forza della moneta (presupponendo che resti sui
livelli attuali). Equivale a una crescita del sottostante del 3,2% una volta rettificato per la forza del
dollaro e per un probabile calo dei dividendi straordinari.

Alex Crooke, Responsabile Global Equity Income di Henderson Global Investors ha dichiarato:
“Il 2016 ha evidenziato un rallentamento nel ritmo di crescita dei dividendi negli Stati Uniti, che
invece ha accelerato in Europa. Nel frattempo, la crescita è stata rapida in alcune regioni dell’Asia e
scarsa nel Regno Unito. Questo dimostra l’importanza di un approccio globale agli investimenti
orientati alla generazione di reddito dove gli investitori possono sfruttare le opportunità di crescita dei
dividendi interessanti che si presentano su scala globale.
 
Le prospettive di crescita economica globale per il 2017 sono migliorate. Con la nuova
amministrazione alla Casa Bianca che promette un aumento della spesa e i tagli alle imposte sulle
imprese, gli utili societari negli Stati Uniti potrebbero beneficiarne, nonostante gli effetti del dollaro
forte. È in aumento anche la fiducia delle imprese nell’intera Eurozona. Nel frattempo, l’aumento del
prezzo del petrolio e di altre materie prime farà salire gli utili di queste società in tutto il mondo e
consentirà la ripresa graduale delle distribuzioni in questi settori in difficoltà.
 
Il dollaro forte potrebbe nascondere tale crescita sottostante nel 2017, ma anche nel più lungo
termine, i fattori legati al tasso di cambio tendono ad appianarsi e consentono alle tendenze di
crescita sottostanti di manifestarsi. Inoltre, anche se la crescita basata sul dollaro è
temporaneamente ferma, non dobbiamo dimenticare che le azioni ogni anno generano un reddito
abbondante per gli investitori.”
 
 
Fonte: Henderson Global Investors, al 31 dicembre 2016.
 
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-Fine-

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