
US President Trump has threatened to impose an additional 10% tariff, effective from 1 February 2026, on eight European countries in an effort to pressure Denmark into giving up Greenland. Should there be no deal, the tariffs would ratchet up to 25% from June.
Among the most notable affected countries are EU member states Germany, France, and the Netherlands, and the UK. Trump has explicitly refused to rule out military force, despite that constituting a potential threat directed at other NATO members.
Signals from Washington – Bessent’s tough line
So far, EU member states have pledged unity in response and are readying countermeasures, while still attempting to de-escalate. There is some hope for dialogue during President Trump’s appearance in Davos. But US Treasury Secretary Bessent, well placed to understand the concerns of financial markets, has followed Trump’s lead, warning that EU retaliation would be “unwise”.
Bessent also pointed out that the trade deal negotiated in 2025 has not been finalised, and that the US believes emergency actions can be warranted. In somewhat dismissive language, he argued that Europe is too weak, and it should focus on Ukraine rather than Greenland.
The potential direct tariff impacts on Europe seem fairly limited, given relatively strong consensus forecasts for 2026 earnings growth (12% for the Stoxx Europe 600 and 13% for the EuroStoxx 50). The true risk arises from any escalation. US threats have culminated in a rare moment of unity among European countries and across the political spectrum, including populist parties in countries like Germany. There is a general feeling that Europe already swallowed hard and compromised as much as it possibly could when it agreed to last year’s trade deal.
What countermeasures could the EU deploy?
On the EU side, there are various options for how to respond. For example, the European Parliament could also opt to suspend ratification of the US/EU trade deal, originally due this week. It could introduce tariffs on c. €90bn of US imports – a measure that was prepared last year, but never executed.
It could activate the so‑called ‘anti‑coercion tool’, excluding any US company from EU public‑works tenders, which would include Microsoft software or Apple phones, and blocking Goldman Sachs or JPMorgan from public financings. Or it could introduce a digital‑services tax on services like WhatsApp, Google, Amazon or X. In such a scenario, we would expect the hit to European large‑cap earnings growth to be orders of magnitude larger, and likely met by further escalation from the US side before negotiations might prevail.
There is debate whether Europe might opt to weaponise its vast holdings of US financial assets, which includes (approximately) US$6tn in equities, US$2tn of government bonds, US$2tn of corporate bonds. We see that as an unlikely prospect. Most of these assets are held by private institutions, with their own fiduciary duties and business interests. Any decision to dump US Treasuries would likely be met by an extension to existing quantitative easing measures or a larger Treasury buyback programme.
Escalation risk – what happens next?
The political relationship between Europe and the US is fraught at present. In this context, the measured response from stock markets on Monday, 19 January, was surprising. Particularly given the reaction to ‘Liberation Day’, when Trump first announced his plan to introduce ‘reciprocal’ tariffs.
While the tariffs and their impact are better understood than they were nine months ago, we see an element of complacency in this initial response to the risk of escalation. The US Supreme Court could well rule that Trump’s trade tariffs are illegal, but in our view, there is no guarantee of business as usual. Our concern is that the initial lack of any strong financial‑market response might encourage both sides to escalate the situation to gain more leverage.
From an investment perspective, we expect signs of a sensible de-risking path to continue. Should markets begin to show distress, it could lead to acceleration in this process, which we believe would favour a counter‑rotation between winners and losers. As the geopolitical realignment theme continues apace, we believe careful stock selection remains paramount in such an uncertain environment.
—–
Glossary:
Trump’s Liberation Day: On 2 April 2025, Trump announced what he termed ‘Liberation Day’, when he announced a series of tariffs to be applied on the import of foreign goods, in an effort aimed at trying to address a perceived trade ‘imbalance’.
Queste sono le opinioni dell'autore al momento della pubblicazione e possono differire da quelle di altri individui/team di Janus Henderson Investors. I riferimenti a singoli titoli non costituiscono una raccomandazione all'acquisto, alla vendita o alla detenzione di un titolo, di una strategia d'investimento o di un settore di mercato e non devono essere considerati redditizi. Janus Henderson Investors, le sue affiliate o i suoi dipendenti possono avere un’esposizione nei titoli citati.
Le performance passate non sono indicative dei rendimenti futuri. Tutti i dati dei rendimenti includono sia il reddito che le plusvalenze o le eventuali perdite ma sono al lordo dei costi delle commissioni dovuti al momento dell'emissione.
Le informazioni contenute in questo articolo non devono essere intese come una guida all'investimento.
Non vi è alcuna garanzia che le tendenze passate continuino o che le previsioni si realizzino.
Comunicazione di Marketing.
Important information
Please read the following important information regarding funds related to this article.
- Le Azioni/Quote possono perdere valore rapidamente e di norma implicano rischi più elevati rispetto alle obbligazioni o agli strumenti del mercato monetario. Di conseguenza il valore del proprio investimento potrebbe diminuire.
- Le azioni di società a piccola e media capitalizzazione possono presentare una maggiore volatilità rispetto a quelle di società più ampie e talvolta può essere difficile valutare o vendere tali azioni al momento e al prezzo desiderati, il che aumenta il rischio di perdite.
- Un Fondo che presenta un’esposizione elevata a un determinato paese o regione geografica comporta un livello maggiore di rischio rispetto a un Fondo più diversificato.
- Il Fondo potrebbe usare derivati al fine di ridurre il rischio o gestire il portafoglio in modo più efficiente. Ciò, tuttavia, comporta rischi aggiuntivi, in particolare il rischio che la controparte del derivato non adempia ai suoi obblighi contrattuali.
- Qualora il Fondo detenga attività in valute diverse da quella di base del Fondo o l'investitore detenga azioni o quote in un'altra valuta (a meno che non siano "coperte"), il valore dell'investimento potrebbe subire le oscillazioni del tasso di cambio.
- Se il Fondo, o una sua classe di azioni con copertura, intende attenuare le fluttuazioni del tasso di cambio tra una valuta e la valuta di base, la stessa strategia di copertura potrebbe generare un effetto positivo o negativo sul valore del Fondo, a causa delle differenze di tasso d’interesse a breve termine tra le due valute.
- I titoli del Fondo potrebbero diventare difficili da valutare o da vendere al prezzo e con le tempistiche desiderati, specie in condizioni di mercato estreme con il prezzo delle attività in calo, aumentando il rischio di perdite sull'investimento.
- Il Fondo potrebbe perdere denaro se una controparte con la quale il Fondo effettua scambi non fosse più intenzionata ad adempiere ai propri obblighi, o a causa di un errore o di un ritardo nei processi operativi o di una negligenza di un fornitore terzo.
Specific risks
- Le Azioni/Quote possono perdere valore rapidamente e di norma implicano rischi più elevati rispetto alle obbligazioni o agli strumenti del mercato monetario. Di conseguenza il valore del proprio investimento potrebbe diminuire.
- Un Fondo che presenta un’esposizione elevata a un determinato paese o regione geografica comporta un livello maggiore di rischio rispetto a un Fondo più diversificato.
- Il Fondo potrebbe usare derivati al fine di conseguire il suo obiettivo d'investimento. Ciò potrebbe determinare una "leva", che potrebbe amplificare i risultati dell'investimento, e le perdite o i guadagni per il Fondo potrebbero superare il costo del derivato. I derivati comportano rischi aggiuntivi, in particolare il rischio che la controparte del derivato non adempia ai suoi obblighi contrattuali.
- Qualora il Fondo detenga attività in valute diverse da quella di base del Fondo o l'investitore detenga azioni o quote in un'altra valuta (a meno che non siano "coperte"), il valore dell'investimento potrebbe subire le oscillazioni del tasso di cambio.
- Se il Fondo, o una sua classe di azioni con copertura, intende attenuare le fluttuazioni del tasso di cambio tra una valuta e la valuta di base, la stessa strategia di copertura potrebbe generare un effetto positivo o negativo sul valore del Fondo, a causa delle differenze di tasso d’interesse a breve termine tra le due valute.
- I titoli del Fondo potrebbero diventare difficili da valutare o da vendere al prezzo e con le tempistiche desiderati, specie in condizioni di mercato estreme con il prezzo delle attività in calo, aumentando il rischio di perdite sull'investimento.
- Il Fondo comporta un elevato livello di attività di acquisto e di vendita e pertanto sosterrà un livello più elevato di costi di operazione rispetto ad un fondo che negozia con meno frequenza. I suddetti costi di operazione si sommano alle spese correnti del Fondo
- Il Fondo potrebbe perdere denaro se una controparte con la quale il Fondo effettua scambi non fosse più intenzionata ad adempiere ai propri obblighi, o a causa di un errore o di un ritardo nei processi operativi o di una negligenza di un fornitore terzo.
Specific risks
- Le Azioni/Quote possono perdere valore rapidamente e di norma implicano rischi più elevati rispetto alle obbligazioni o agli strumenti del mercato monetario. Di conseguenza il valore del proprio investimento potrebbe diminuire.
- Le azioni di società a piccola e media capitalizzazione possono presentare una maggiore volatilità rispetto a quelle di società più ampie e talvolta può essere difficile valutare o vendere tali azioni al momento e al prezzo desiderati, il che aumenta il rischio di perdite.
- Un Fondo che presenta un’esposizione elevata a un determinato paese o regione geografica comporta un livello maggiore di rischio rispetto a un Fondo più diversificato.
- Il Fondo potrebbe usare derivati al fine di ridurre il rischio o gestire il portafoglio in modo più efficiente. Ciò, tuttavia, comporta rischi aggiuntivi, in particolare il rischio che la controparte del derivato non adempia ai suoi obblighi contrattuali.
- Qualora il Fondo detenga attività in valute diverse da quella di base del Fondo o l'investitore detenga azioni o quote in un'altra valuta (a meno che non siano "coperte"), il valore dell'investimento potrebbe subire le oscillazioni del tasso di cambio.
- Se il Fondo, o una sua classe di azioni con copertura, intende attenuare le fluttuazioni del tasso di cambio tra una valuta e la valuta di base, la stessa strategia di copertura potrebbe generare un effetto positivo o negativo sul valore del Fondo, a causa delle differenze di tasso d’interesse a breve termine tra le due valute.
- I titoli del Fondo potrebbero diventare difficili da valutare o da vendere al prezzo e con le tempistiche desiderati, specie in condizioni di mercato estreme con il prezzo delle attività in calo, aumentando il rischio di perdite sull'investimento.
- Il Fondo potrebbe perdere denaro se una controparte con la quale il Fondo effettua scambi non fosse più intenzionata ad adempiere ai propri obblighi, o a causa di un errore o di un ritardo nei processi operativi o di una negligenza di un fornitore terzo.